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venerdì 25 settembre 2015

La Giunta pornografica



Sto usando ripetutamente in questi giorni l'aggettivo PORNOGRAFICA per definire la sciagurata festa della birra organizzata da un'associazione che promette di far giungere a Benevento frotte di turisti. Con questa scusa, quella dell'incoming turistico, la festa, un'accozzaglia di bancarelle con pessimo cibo e peggior birra, ha ottenuto il patrocinio del Comune di Benevento.
Questa festa rappresenta tempo morto e sprecato nell'attesa (vana) di una seria politica per l'incoming di turisti attratti dal patrimonio storico culturale e dall'enogastronomia.
Due anni fa, esattamente il nove ottobre duemilatredici, scrissi questo articolo che spiega perché uso l'aggettivo PORNOGRAFICA per qualificare l'Amministrazione Comunale di Benevento. Mi pare ancora attuale.


Apprendo da genitori e media che la mensa scolastica, per ora auto organizzata con panini e cartocci vari dai dirigenti scolastici e dai genitori, dovrebbe partire il prossimo 4 novembre. Il Comune, infatti, pare abbia infine risolto il problema dell’appalto. L’anno scolastico, come di consueto, è iniziato a settembre e credo che il Sindaco e la Giunta dovessero saperlo. Avrebbero potuto organizzarsi per tempo ma proprio non ce l’hanno fatta e c’è stato questo “tempo morto” della mensa.
A ben vedere molti altri tempi morti caratterizzano l’Amministrazione Pepe.
Sei anni di tempi morti sono occorsi perché il Sindaco, a volergli credere, si accorgesse che c’erano debiti di portata tale da causare il dissesto finanziario dell’ente. Almeno cinque anni di tempi morti ed un paio di alluvioni devastanti sono occorsi perché la Giunta si accorgesse che al Rione Libertà fossero necessari lavori che evitassero allagamenti di strade, abitazioni ed esercizi commerciali. Quasi otto anni di tempi morti sono stati necessari per accorgersi che l’AMTS stava fallendo. Altri anni di tempi morti sono occorsi perché la Giunta si accorgesse dell’esistenza di problemi con gli imprenditori del parcheggio di Porta Rufina. Imprecisati tempi morti sono trascorsi perché il Sindaco si accorgesse che alcuni dirigenti combinavano magagne. Imprecisati anche i tempi morti passati prima che ci si ponesse il problema dei canoni degli affittuari dei beni comunali, altri tempi morti stanno passando perché si verifichi una prima lista inesatta dei morosi. Chissà quanti tempi morti stanno passando in questi secondi mentre scrivo e mentre leggete. La città versa in una condizione di degrado che non ricorda pari. Stanno trascorrendo tempi morti per disegnare un futuro, una strategia, per assicurare servizi ai cittadini, assistenza ai bisognosi, un tetto a chi ne ha bisogno, una speranza per i giovani che vogliono restare e le imprese che volessero investire.
 La Giunta Pepe è indubbiamente la Giunta dei tempi morti, una giunta hard core e non per le voci che si rincorrono sui filmati di questo o quell’Assessore intento a copulare.
Anni fa Umberto Eco, in una deliziosa “bustina di Minerva”, definì come distinguere un film pornografico da un film che, a dispetto dei contenuti erotici rappresentati, pornografico non è.
Scriveva Eco: “Un film pornografico per giustificare il biglietto di ingresso o l'acquisto della videocassetta, ci dice che alcune persone si accoppiano sessualmente, uomini e donne, uomini con uomini, donne con donne, donne con cani o cavalli. E questo andrebbe ancora bene: ma esso è pieno di tempi morti.
Se Gilberto per violentare Gilberta, deve andare da piazza Cordusio a corso Buonos Aires, il film vi mostra Gilberto, in macchina, semaforo per semaforo, che compie tutto il tragitto. (…….) Ripeto dunque. Entrate in una sala cinematografica. Se per andare da A a B i protagonisti ci mettono più di quanto desiderereste, questo significa che il film è pornografico.”

La Giunta Pepe per Giustificare la sua esistenza trascina le decisioni, riunisce gruppi, capogruppi e sottogruppi. Il Sindaco nomina e revoca Assessori, nomina e revoca commissioni, COC, gruppi operativi, gruppi di studio, consulenti, Consiglieri delegati e via discorrendo. Mentre trascorrono tutti questi tempi morti, in quanto inutili a risolvere i problemi della città, le famiglie stanno attendendo più di quanto avrebbero desiderato per avere il servizio di mensa scolastica; la città tutta sta attendendo molto più di quanto desidererebbe per essere Governata. La Giunta Pepe è, dunque, indiscutibilmente una Giunta pornografica, a prescindere dalle eventuali avventure erotiche dei suoi esponenti.

Potete leggere la bustina di di Umberto Eco collegandovi a questo link https://docs.google.com/document/d/1f-Ai9is_PxFililS_jyhC5EekQm8LeHUpM-Oojg4avg/edit?usp=sharing

lunedì 14 gennaio 2013

sistema di sudditanza basato sullo scambio



Il Sindaco della nostra città, i suoi Assessori Aldo Damiano e Luigi Boccalone, i dirigenti che si è scelto, talora forzando le procedure, e tutte le altre persone coinvolte nell’inchiesta “mani sulla città” sono innocenti, per legge. Allo stato non sono neanche imputati, non esistendo ancora un provvedimento di rinvio a giudizio. Essi, dunque, sono solo indagati, oggetto di provvedimenti cautelari, disposti dalla Magistratura, per la rilevanza degli elementi al loro carico e la riconosciuta (dal GIP) sussistenza del pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.
Disapprovo profondamente le modalità con cui Pepe ed i suoi “delegati”, Damiano e Boccalone, operavano nell’esercizio dell’attività amministrativa. Direi, anzi, che il loro modo di stare in Comune, verificato in un anno e mezzo di convivenza in Giunta, mi ha disgustato. Non sono parole d’occasione ma idee che ho sempre manifestato, anche pubblicamente e a più riprese. Ciò non di meno nutro profondo rispetto per quello che considero un dramma umano, comunque ed in ogni caso: l’assoggettamento a misure restrittive della libertà. Credo che il rispetto, più che la insignificante solidarietà di facciata, sia dovuto a queste persone, evitando ogni giudizio sommario, la gogna pubblica, la valutazione della rilevanza penale delle condotte di cui si hanno e possono avere solo indicazioni approssimative e che, soprattutto, compete solo ai giudici di merito.
Il rispetto delle persone non collide, tuttavia, col dovere civico di una riflessione che gli indagati stessi dovrebbero avviare per rispetto, anche questo dovuto, dei cittadini che li hanno democraticamente e liberamente (?) eletti.
L’Amministrazione comunale di Benevento, in particolare sotto la guida del Sindaco Pepe, ha operato in spregio dell’interesse collettivo, del bene comune, dell’efficienza, della prudenza, della trasparenza. Sono dati di fatto, questi, non mere conclusioni della Magistratura. E del resto il “Comune” già da prima della deflagrazione prodotta dagli atti giudiziari, non era e non è nell’immaginario collettivo il luogo terzo, dove politici sagaci si riuniscono per Amministrare con l’obiettivo di realizzare il progresso della comunità ed il benessere di tutti. Il “Comune” è stato degradato, nell’esperienza quotidiana, a luogo di “intermediazione” e contrattazione per il soddisfacimento e la realizzazione di questo o quel bisogno, interesse, progetto, servizio.
Le espressioni del Procuratore Maddalena e quelle, trapelate, del GIP Flavio Cusani hanno scosso l’opinione pubblica cittadina ben più di quel che appare benché i concetti espressi non siano suonati nuovi alle orecchie di nessuno. I Magistrati hanno parlato di: “sistema di illegalità diffuso” “comitato trasversale di affari” “inquinamento ambientale nelle procedure d’ufficio”, politici e dirigenti che non si muovono per il solo interesse pubblico, dirigenti mediocri, “palese disonestà”, “imprenditori spregiudicati”. Larga parte della cittadinanza dava già per scontato il tutto o almeno lo sospettava; gli atti giudiziari, caratterizzati per l’autorevolezza dei Magistrati inquirenti e la saggia cautela che solitamente contraddistingue l’operato del GIP Flavio Cusani, non hanno fatto altro, dunque, che marcare, come con un evidenziatore fosforescente a punta doppia, parole già presenti nelle menti dei più e che ora non si riesce a far finta di ignorare o lasciare in secondo piano.
L’Amministrazione a guida Pepe ha realizzato con scientifica e pervicace determinazione un sistema di sudditanza politica e sociale basato sullo scambio: consigliere suddito in cambio di questo o quel “piacere” destinato ad alimentare il consenso clientelare, cittadini sudditi in cambio di questo o quel favore, anche solo promesso. Abbiamo così assistito all’indegna pratica dei “Consiglieri delegati”, una specie di sub assessori famelici, allo sperpero di denaro pubblico per la nomina di consulenti inutili e dirigenti incompetenti e “dipendenti”, alla disorganizzazione di ogni servizio pubblico, al fiume incontrollato di spese nelle aziende speciali. Che in questo sistema qualcuno abbia potuto pensare di alzare il tiro, iniziando a lucrare, mercificando appalti o altri servizi, mi pare una conseguenza inevitabile che non possa destare meraviglia.
Se Fausto Pepe, che ha avuto il consenso elettorale senza aver mai maturato autorevolezza né guadagnato la fiducia dei cittadini, se ne meravigliasse, attesterebbe di essere poco intelligente e poco attento, di non essere, dunque, all’altezza del ruolo cui è stato demandato. Dovrebbe andarsene, quindi, lasciare, ammettendo di non capir nulla.
Se Pepe, invece, come ritengo, è uomo di intelligenza acuta, non può dissociarsi, non già dall’operato di Damiano e Boccalone, che come detto, al momento sono innocenti, ma dal sistema di sudditanza basato sullo scambio, nel confine delle leggi (ove fosse oltre ce lo dirà il processo), che egli ha coscientemente messo in piedi, alimentato e diffuso. Anche in questo caso, ed a maggior ragione, Fausto Pepe dovrebbe rassegnare le dimissioni da Sindaco, per rispetto della sua stessa intelligenza e della città, di cui, in verità, ha sin’oggi dimostrato di interessarsi poco e male.

domenica 9 settembre 2012

trasparenza: sgradita a gennaio, di moda oggi


Era un venerdì sera ed era inverno. Ed era da qualche sabato che, non puntualmente ma quasi,  “il Vaglio” ospitava miei interventi. Avevo notato, dalle reazioni e dalle indifferenze, che quegli articoli erano sgraditi, ad alcuni, in ORA.
Quel venerdì sera ricevetti, manco troppo velatamente, come già da una decina di giorni succedeva, la sollecitazione a scrivere del PD, delle riunioni interne del PD, delle fratture nel PD, del presunto “commissariamento” del Sindaco da parte dell’onorevole Umberto Del Basso De Caro, di ciò che si era detto in quelle riunioni. Non ho mai scritto su commissione e non mi interessavano (ed interessano) le lotte interne al PD. Me ne infischiai della “commissione”. Il malcelato intento di farmi scrivere un articolo in qualche misura pro-Pepe confermava, tuttavia, ciò di cui avevo già preso coscienza: l’alleanza strettissima tra alcuni miei presunti amici e sostenitori ed il Sindaco Pepe e la fattiva collaborazione di costoro con il Sindaco (in occasione della conferenza stampa di fine anno, ad esempio). Mi era, oramai, chiaro anche  l’interesse effettivo e concreto su cui tale alleanza si reggeva.
Me ne infischiai, dunque, della commessa, contravvenendo a ciò che avevo falsamente promesso, e scrissi ciò che avevo in mente e già abbozzato: un articolo sulla vicenda del Segretario Generale del Comune di Benevento. L’articolo, gentilmente pubblicato da “il vaglio”, nella giornata di sabato, paventava che, tra i motivi determinanti la decisione di dimettersi, per tornare a Giugliano, della neo segretaria generale vi fosse una ritrosia dell’Amministrazione Pepe a dotarsi e ad applicare strumenti incisivi di trasparenza dell’azione amministrativa (leggi qui l'articolo)
Ricordo benissimo, e con me mia moglie, che quel sabato, poco prima della mezzanotte, squillò il telefono di casa: “anto’, ma hai scritto un articolo?” “si, ho scritto una cosa sulle dimissioni del segretario generale”, “no, sai, io non ho letto ma Fausto (Pepe) mi ha chiamato poco fa” “e che vuole?” “dice che ci sono delle inesattezze nell’articolo, hai scritto una cosa sulla trasparenza ma ti sei sbagliato” “io non ho scritto un articolo di cronaca sulla trasparenza, io ho solo supposto che tra gli altri motivi quello della scarsa trasparenza poteva aver indotto la segretaria  a lasciare, almeno così mi ricordo” “ma lui dice che hai sbagliato, che è un’inesattezza, comunque ti chiamerà per dirtelo” “ah va bene, io comunque mi rileggo l’articolo, non vorrei che ci fosse stato qualche refuso”. Fusto Pepe, mi aveva già chiamato qualche settimana prima, per apprezzare, pur non condividendolo, un mio precedente articolo; mi meravigliava, dunque, che avesse chiamato il suo collaboratore, mio presunto amico e sostenitore, per farmi sapere che c’era un’inesattezza nell’articolo. Chiuso il telefono commento con mia moglie “era l’infiltrato di Pepe in ORA, che non ha gradito l’articolo di oggi. Gli avevo promesso che scrivevo del PD ed invece gli ho toccato il gioiellino”
Il giorno dopo ricevo una mail con la quale, usando la tecnica del falso ammiccamento, mi si invita a non scrivere a nome di “leader” o componente di ORA (cosa, mai avvenuta dopo le elezioni, tra l’altro) ed a correggere il tanto fastidioso riferimento alla scarsa trasparenza dell’Amministrazione Pepe; eccone il testo:

Carissimo, ho letto con un pò di sorpresa il tuo articolo sulla segretaria che se n'è ritornata a Giugliano, e vorrei fare alcune annotazioni. Lo faccio per email nell'immediatezza ma spero di discuterne presto a voce con te. Non ho compreso se il riferimento ad ORA sia stato fatto ad arte da Panella oppure se l'articolo sia stato scritto da te proprio come " leader"  del nostro movimento ( il che lo preferirei ), oppure, se preferisci, come esponente dello stesso. Per me la paternità e i riferimenti sono importanti, soprattutto in relazione ai contenuti. Condivido con te le annotazioni sulla Dott.ssa Grasso, ........ indubbiamente è molto competente  e non poteva essere diversamente visti gli incarichi e l'esperienza che ha avuto. Non sono del tutto d'accordo sui toni entusiastici che le hai riservato nell'articolo, proprio perchè, avendola incontrata di persona, sono convint*  che è anche molto " sgamata" e sa come rivoltare le questioni a suo favore. Quando l'abbiamo incontrata, ci siamo lamentati, ovviamente, della totale assenza di trasparenza da parte dell'amministrazione comunale, tanto che in quel periodo l'albo on line non era nemmeno consultabile. Ci riferì che stava preparando il Regolamento per la trasparenza degli atti all'interno ed all'esterno e che presto sarebbe stato approvato. In effetti  il 15 dicembre con la delibera n. 218 è stata approvata dalla Giunta la proposta di programma triennale per la trasparenza e l'integrità che contiene anche il Regolamento per la pubblicazione degli atti. Le norme sono già valide per i Dirigenti che sono tenute a rispettarle. Pertanto,  quanto da te riferito nell'articolo potrebbe essere oggetto di contestazioni  e  ciò mi dispiace, ma non per la segretaria o la Giunta (che forse non sa neppure che cosa ha approvato) , ma per l'esattezza dell'informazione, che sei sempre attento a fornire. Ti invio la copia della delibera, pubblicata il 29/12. Non ho avuto ancora il tempo di approfondire il testo e non so se sia pienamente condivisibile però almeno qualcosa abbiamo, soprattutto in tema di pubblicazione on line, che non è argomento facile, come abbiamo avuto modo di constatare. Ti saluto con affetto, *****************

Perché scrivo e pubblico oggi tutto questo? Perché molti oggi rispolverano il tema della trasparenza, tanto sgradito ad inizio anno.

Questo è un blog ed accoglie i miei conati di vomito. E’ vero, sono stato candidato Sindaco e quindi ho avuto un ruolo pubblico. Oggi, però, non rivesto alcuna carica; sono un libero professionista e sono condizionato solo dalla mia gamba sinistra.
Vomito quel che voglio, dunque, e quello di stasera è ce l’ho in corpo da parecchio.

lunedì 2 luglio 2012

le conseguenze del dissesto finanziario


anche questo mio articolo è apparso su "IL MESSAGGIO D'OGGI" (18 giugno 2012)

Da almeno due anni si “voicifera” che la massa debitoria del Comune, per effetto della gestione dissipativa dell’Ente, della soccombenza in giudizi di esproprio, del peso dei debiti fuori bilancio, sia tale da non poter essere soddisfatta. A norma di legge (art. 244 T.U.O.E.L.) si ha dissesto finanziario se l’Ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero se ha debiti cui non può far fronte con le procedure ordinarie. Pare che entrambe queste condizioni si siano manifestate o stiano per manifestarsi nel Comune di Benevento.
A prescindere dai tecnicismi in ordine alle condizioni che determinano il disse sesto ed alle cause che hanno prodotto il manifestarsi di quelle condizioni, cause sulle quali i politici si scontreranno a lungo, è interessante capire, però, le conseguenze che la dichiarazione del dissesto finanziario comportano per i cittadini e la città anche perché si tratta di conseguenze salate. Vediamole. Entro trenta giorni dalla data di esecutività della delibera di dichiarazione del dissesto il Consiglio Comunale deve deliberare:
1.      L’adozione delle aliquote massime per tutti i tributi locali, con efficacia per tutto il periodo del risanamento;
2.      la misura massima per tutte le tariffe degli altri servizi produttivi;
3.      elevare al massimo compatibile con le disposizioni vigenti i canoni patrimoniali;
4.      aumento delle tariffe dei servizi a domanda individuale (mensa scolastica, ad esempio).
L’aumento delle tariffe, delle imposte e delle tasse, tuttavia da sola, non può essere sufficiente al risanamento. Dall’entrata in vigore della legge Costituzionale n. 3 del 2001, infatti, non è più previsto che lo Stato possa concorrere al finanziamento dei debiti pregressi tramite mutuo ventennale, conseguentemente, per raggiungere il risanamento tutte lòe risorse finanziarie devo essere reperite nell’ambito comunale.
Si dovrà, quindi necessariamente mettere mano alla pianta organica del Comune, disponendo la mobilità per i dipendenti in soprannumero, provvedere a drastici tagli di spese (e quindi di servizi), di inefficienze e diseconomie ed ad alienare beni patrimoniali.
Provvedimenti drastici dovranno0 essere adottati anche per le aziende speciali, di cui, allo stato è facile prevedere la svendita.
Novità molto interessanti sono state introdotte dal D. Lgs. 149 del settembre 2011: gli amministratori che siano riconosciuti responsabili dalla Corte dei Conti di danni cagionati con dolo o colpa grave nei 5 anni precedenti la dichiarazione di dissesto non avranno la possibilità di ricoprire incarichi di Assessore o revisore di Enti locali per i successivi 10 anni.
Pepe e molti suoi Assessori, ex Assessori e dirigenti sono allo stato indagati dalla Corte dei Conti per l’adozione con dolo di atti che hanno cagionato danni all’Ente per oltre 2 milioni di euro. Potrebbe essere, quindi, interesse della Giunta Pepe dichiarare il dissesto prima delle probabile condanne della Corte dei Conti, per sottrarsi alla conseguenza sanzionatoria prevista dal decreto del settembre 2011.

martedì 19 giugno 2012

l'IMU di Totò e Peppino


questo mio articolo è apparso su "IL MESSAGGIO D'OGGI" di giovedì 14 giugno 2012

Lunedi prossimo, 18 giugno 2012, scade il versamento della prima rata dell’IMU, l’imposta municipale unica, introdotta nello scorso dicembre, con disposizione contenuta nel decreto Salva Italia.
L’imposta inasprisce sensibilmente il prelievo fiscale sugli immobili, siano essi costituiti da fabbricati che da terreni, anche non fabbricabili.
Larga parte dei contribuenti si troverà a versare importi vicini ed in taluni casi superiodi al doppio di quanto versato negli anni scorsi. Questo vero e proprio salasso, che dovrebbe contribuire salvare il bilancio statale e quello dei comuni, attraverso più strumenti messi in campo dai tecnici al Governo:
1.    Incremento del valore tassabile degli immobili attraverso una corposa rivalutazione, che arriva al 60% per i fabbricati. Per esempio un immobile che l’anno scorso aveva un valore tassabile ICI di 100 quest’anno ai fini IMU ha un valore di 160. A parità di aliquota, dunque, si avrebbe un aumento dell’imposta del 60%. Le aliquote, però, non sono le stesse, sono aumentate;
2.    Reintroduzione dell’imposta sulle abitazioni principali, pur con aliquota ridotta e detrazione anche in relazione al numero dei figli, under 26, residenti con i genitori;
3.    Introduzione di numerose norme anti-elusione finalizzate a limitare la possibilità che un immobile sia considerato abitazione principale. Queste ultime disposizioni, in taluni casi, generano delle vere vessazioni, si pensi al contribuente la cui abitazione risulti catastalmente frazionata in due o più particelle catastali;
4.    Introduzione dell’imposizione anche sui fabbricati rurali e sui suoli agricoli;
5.    Introduzione dell’imposta anche sul valore commerciale degli immobili detenuti all’estero.
I Sindaci hanno osteggiato questa imposta, nella gran parte dei casi solo per motivi di facciata. Agli amministratori locali tocca l’ingrato compito mettere il nome (Municipale) su un’imposta maggiorata, invisa ai contribuenti, ed in parte di competenza dell’Erario. Quest’ultima, circostanza, poi, renderà possibili i controlli in capo ai contribuenti anche da parte dell’Agenzia delle Entrate ed è esperienza diretta che i comuni, pur avendo necessità di cassa, tendono a limitare l’accertamento su questa imposta e quando vi provvedono spesso incorrono in errori. Con l’ICI, in altre parole, gli evasori stavano più tranquilli di quanto non possono stare con l’IMU e questo non piace a molti amministratori locali.
Nell’ambito delle manovre di facciata, si inserisce anche la lettera che il Sindaco Pepe e l’Assessore Lepore hanno fatto recapitare ai beneventani nella scorsa settimana.
L’epistola è studiata al solo fine propagandistico di scaricare sullo Stato centrale, cattivone, la responsabilità della maggiore imposta che si andrà a pagare: “si tratta di un’imposta che di municipale ha solo il nome”, scrive il duo.  Quest’affermazione è la prima delle numerose sciocchezze e macroscopiche inesattezze elaborate dal duo Lepore-Pepe: per effetto di tutte le disposizioni di cui abbiamo parlato, i Comuni registreranno un cospicuo aumento di entrate rispetto alla precedente ICI ed il loro introito sarà sempre superiore a quanto incasserà lo Stato centrale, in specie in quei comuni, che, come Benevento, decideranno di elevare le aliquote. Lo Stato incassa, infatti, la metà dell’importo derivante dall’applicazione dell’aliquota base (0,76%) sugli immobili non classificabili come abitazioni principali mentre nelle casse comunali confluiranno: un importo pari a quello incassato dallo Stato, il maggior introito derivante dalla maggiorazione dell’aliquota base e tutta l’IMU sulle abitazioni principali. Altro che imposta che di municipale ha solo il nome!

Torniamo ai nostri eroi, la coppia Lepore-Pepe, nella foga di dichiararsi irresponsabile per l’aumento dell’imposta ed incurante dell’accuratezza dei propri scritti, addirittura sbaglia l’indicazione del termine di versamento, scrivendo, nel primo periodo dell’esemplare scritto, che la prima scadenza del versamento della nuova imposta “è fissata al 16 giugno2012”, mentre la data corretta è il 18, come riportato da tutti gli organi di informazione da almeno due mesi. Perché ne prendano nota prima della redazione delle prossime missive, precisiamo al Sindaco ed all’Assessore Lepore che le scadenze successive IMU saranno: 17 settembre 2012, 17 dicembre 2012 e 17 giugno 2013. Non ricorrerà, dunque, mai il 16, almeno sino a giugno dell’anno prossimo.
Se l’inesatta indicazione della scadenza del primo versamento IMU ci dà la misura dell’approssimazione con la quale opera la coppia d’assi che tiene in mano la borsa del Comune (Sindaco ed Assessore al bilancio), ben più incisivamente, si evidenzia la tendenza dei due alla bugia nella indicazione delle aliquote d’imposta, riportate nella seconda pagina della missiva ed anche sul sito del Comune: si parla di aliquote base dello 0,4% per le abitazioni principali e dello 0,76% per tutti gli altri immobili. Per aliquote base i due si riferiscono alle aliquote indicate nel testo di legge; aliquote che i Comuni hanno facoltà di variare, in aumento o in diminuzione. E puntualmente il Comune di Benevento ha già fatto sapere che l’aliquota sulla prima casa sarà aumentata dallo 0,4% allo 0,5%, mentre l’aliquota sugli immobili soggetti ad aliquota ordinaria passerà dallo 0,76% all’ 1,00%. L’aumento, destinato, è bene ricordarlo, alle sole casse del Comune di Benevento, è rilevante. Non bisogna lasciarsi ingannare dall’esiguità in termini assoluti degli aumenti (rispettivamente +0,1% e + 0,24%), in termini relativi, infatti, l’imposta sull’abitazione principale aumenta del 25% (per ogni 100 euro di imposta si avrà un aumento di 25 euro) mentre per l’IMU sugli altri immobili l’aumento è di ben il 31,57% (il che significa che per ogni mille euro di imposta se ne pagheranno 315 in più). Si tratta, dunque, di aumenti da capogiro!
In definitiva il duo Lepore-Pepe indica termini di versamento inesatti, mente sulla natura dell’imposta, falsifica le aliquote applicabili, omettendo di dar conto gli aumenti da essi stessi decisi per allungare le mani nelle tasche dei beneventani e finanziare le loro malefatte.
Coppie più scaltre e competenti avrebbero avuto cura di nascondere il messaggio propagandistico nel mare di puntuali informazioni di servizio, realmente utili al cittadino: come calcolare l’imposta, come pagare, quali codici utilizzare, come rateizzare, dove pagare, dove reperire le informazioni in merito al valore degli immobili. E invece nulla, solo propaganda ed stralci di informazioni, sbagliate.
Leggendo la lettera del nostro duo, viene alla mente la celeberrima sequenza di Totò e Peppino alle prese con la lettera alla fidanzata del nipote; lì, almeno, il pathos poteva compensare gli errori lessicali e grammaticali e si era in un film comico; qui siamo alle comiche dell’amministrazione, c’è poco da ridere (e molto da pagare).

mercoledì 4 aprile 2012

discriminazione del Comune nell'accesso agli atti

Lo scorso 30 marzo ho richiesto al Comune il rilascio di alcuni atti (delibere e contratti dirigenziali) necessari alla mia difesa nel procedimento di accusa avviato dalla Procura della Corte dei Conti della Regione Campania.
Sono passati pochi giorni dalla richiesta, questo è indubbio. E' antrettanto indubbio, però, che si tratta di atti che certamente già sono all'attenzione del Sindaco e di alcuni Assessori, coinvolti anch'essi nello stesso procedimento così come è indubbio che nell'esperimento delle richieste di copie di accesso agli atti si attuano discriminazioni.
E' esemplare il caso dei lavori a piazza Orsini; come riportato da "il Vaglio" (vedi estratto dell'articolo cliccando qui - clicca qui per leggere l'intero articolo de "il Vaglio") le associazioni ambientaliste sono riuscite ad esaminare già il 28 marzo u.s. pratiche di inizio lavori (SCIA) depositate da privati il 22 marzo.
Ne deduco che al settore Urbanistica vigono meritorie procedure di trasparenza non ancora attivate presso gli altri settori.
Sarebbe auspicabile uniformare i tempi, adeguandoli a quelli del settore Urbanistica.

La richiesta di integrazione con la lamentela per la discriminazione, depositata stamane - clicca qui per leggere

martedì 3 aprile 2012

la richiesta degli atti e la dalibera che ha poi consentito al Sindaco di nominare Delvino

A seguito della notifica dell'atto d'imputazione da parte della Corte dei Conti (che pubblico integralmente su questo blog, clicca qui per leggere ), ho indirizzato al Sindaco la richiesta di copie di atti la cui conoscenza mi è necessaria per la difesa. In ordine alla nomina di Francesco Delvino, la Corte dei Conti imputa una responsabilità ai componenti della Giunta per aver approvato una delibera che consentiva di ricoprire quel posto con una qualifica dirigenziale. Questa delibera avrebbe, poi, consentito al Sindaco di nominare Francesco Delvino. E' bene ricordare, infatti, che Delvino è stato nominato dal Sindaco e non dalla Giunta.
Nel proprio atto di imputazione, la Procura della Corte dei Conti, come si può verificare leggendo l'ultimo paragrafo di pagina 15 dell'atto di accusa (per leggere l'atto di accusa integrale clicca qui) dimentica di citare i riferimenti della delibera in parola. Nella mia richiesta di copia degli atti, infatti, non ho potuto indicare gli estremi delle delibera e mi sono limitato a chiedere genericamente, come indicata dalla Procura della Corte dei Conti, la copia della delibera di giunta che ha consentito il ricorso alla figura dirigenziale per la copertura del posto di comandante della Polizia Municipale.

Clicca qui per leggere la richiesta di copie di atti, depositata venerdì al protocollo generale del Comune.

In ordine a questa richiesta ed alle altre depositate lo stesso giorno non posso fare a meno di osservare che mentre enti associativi in poche ore sono in grado di conoscere i dettagli di una SCIA (mi riferisco in particolare a quella  per i lavori, poi bloccati, di piazza Duomo) depositata da un privato, giungendo addirittura a riferire in un comunicato stampa che la pratica era priva di un contratto di locazione ed includeva solo un verbale di assemblea di società, io, pur in pochi giorni, non riesco ad avere copia di atti pubblici (delibere di Giunta, delibere di Consiglio Comunale, contratti con i dirigenti), la cui cognizione mi è necessaria per la difesa in un procedimento di responsabilità amministrativa.






lunedì 2 aprile 2012

l'assicurazione degli assessori

Come sapete la Corte dei Conti accusa molti amministratori e dirigenti della Giunta Pepe, e tra questi anche me, di aver cagionato un danno alle casse comunali quantificato in oltre due milioni di euro.
La notifica di questo atto di accusa, noto alla città da circa un mese, mi è stata fatta solo giovedi scorso. Nelle discussioni incidentali avute con ex amministratori ho appreso dell'esistenza di una polizza assicurativa stipulata dal Comune, di cui non ho contezza. A tal proposito ho depositato specifica istanza al Comune, venerdì scorso, un giorno dopo la notifica dell'invito a dedurre dormulato dalla Procura della Corte dei Conti.

Clicca qui per leggere la copia dell'istanza

Come anticipato pubblicherò ogni atto relativo al procedimento e dunque anche i dettagli di questa paradossale efantomatica polizza.

Alla prossima puntata.

giovedì 29 marzo 2012

presunto responsabile: l'atto d'imputazione

Come promesso ed anticipato, pubblico integralmente l'atto d'imputazione notificatomi dalla Corte dei Conti, in data odierna.

Potete leggere l'atto cliccando qui

domenica 15 gennaio 2012

il sindaco si dissocia dai suoi assessori, ma è proprio lui ad averla combinata più grossa di tutti


Il Sindaco Fausto Pepe ha avuto cura di far trapelare una lettera riservata con la quale censura l’operato di Cosimo Lepore e Andrea Lanzalone, rispettivamente Assessore e dirigente alle finanze, rei di aver inviato, a sua insaputa, 1600 avvisi a presunti evasori TARSU, comminando sanzioni sproporzionate e non predisponendo idonee strutture per il ricevimento dei cittadini che vogliono chiarire la propria posizione.
La diffusione della lettera persegue l’evidente scopo di dissociare la responsabilità del Sindaco da un’azione fortemente impopolare.
Non è una novità, oramai, la dissociazione del Sindaco dall’operato di Assessori e dirigenti; già nella conferenza stampa di fine anno, infatti, Fausto Pepe aveva lanciato strali contro alcuni di essi.
Viene spontaneo, dunque, chiedersi perché il Sindaco, piuttosto che lamentarsi pubblicamente, non provvede, come suo potere e dovere, a revocare le deleghe agli assessori che danno prova di imperizia ed a richiamare formalmente, con atti formali, i dirigenti infedeli? Sappiamo, però, che il quesito è destinato a rimanere senza risposta perché ciò che sembra normale ai comuni cittadini non lo è nelle stanze del potere, governate, ahinoi, da logiche imperscrutabili.
Non è possibile fare a meno di notare, tuttavia, che mentre il Sindaco sbraita a vuoto contro gli assessori che si è scelti, il suo più rilevante atto amministrativo di questo secondo mandato, il brusco licenziamento del Segretario Comunale, è stato censurato per ben due volte dalla magistratura, che ha reintegrato il Segretario Antonio Orlacchio; allo stesso tempo la nuova segretaria, nominata fiduciariamente da Fausto Pepe a settembre, 15 giorni fa si è dimessa, lasciando vacante la poltrona. Insomma un vero pasticcio, combinato in prima persona dal Sindaco.
L’approssimazione degli atti amministrativi non è irrilevante per le tasche dei cittadini.
Nel caso del Segretario Comunale la città subisce i danni economici derivanti dal pagamento delle spese legali, dall’obbligo di pagamento delle mensilità arretrate  per le quali sono già state pagate retribuzioni alla segretaria poi dimessasi e, beffa finale, dall’incentivo alle dimissioni che, supponiamo, sarà proposto al reintegrato Orlacchio per lasciare definitivamente il suo ufficio. Sinché qualche giudice contabile non accerterà il danno erariale, tutte queste spese saranno poste a carico del Comune e dunque dei cittadini.
Per la TARSU, poi, i cittadini in regola con i pagamenti e quelli cui sono stati computati metri quadrati in eccesso hanno 60 giorni per far valere le loro ragioni agli sportelli comunali o per ricorrere alla giurisdizione tributaria; saranno in ogni caso costretti a perder tempo e denaro. E non valgono a sospendere l’efficacia degli avvisi notificati gli annunci a mezzo stampa, occorrono atti amministrativi, difficili da ipotizzare per la generalità dei contribuenti. Per tentare limitare almeno i disagi ai cittadini sarebbe opportuno un più ampio orario di apertura degli uffici e la possibilità di prenotare per telefono o via mail la verifica della propria posizione, in particolare per  anziani e disabili.
Per il futuro sarebbe auspicabile che il Sindaco, la Giunta e i dirigenti passino più tempo a ponderare i propri provvedimenti che non a trasmettere veline ai media.

sabato 14 gennaio 2012

meno veline, più atti


Il Sindaco Fausto Pepe ha avuto cura di far trapelare una lettera riservata con la quale censura l’operato di Cosimo Lepore e Andrea Lanzalone, rispettivamente Assessore e dirigente alle finanze, rei di aver inviato, a sua insaputa, 1600 avvisi a presunti evasori TARSU, comminando sanzioni sproporzionate e non predisponendo idonee strutture per il ricevimento dei cittadini che vogliono chiarire la propria posizione.
La diffusione della lettera persegue l’evidente scopo di dissociare la responsabilità del Sindaco da un’azione fortemente impopolare.
Non è una novità, oramai, la dissociazione del Sindaco dall’operato di Assessori e dirigenti; già nella conferenza stampa di fine anno, infatti, Fausto Pepe aveva lanciato strali contro alcuni di essi.
Viene spontaneo, dunque, chiedersi perché il Sindaco, piuttosto che lamentarsi pubblicamente, non provvede, come suo potere e dovere, a revocare le deleghe agli assessori che danno prova di imperizia ed a richiamare formalmente, con atti formali, i dirigenti infedeli? Sappiamo, però, che il quesito è destinato a rimanere senza risposta perché ciò che sembra normale ai comuni cittadini non lo è nelle stanze del potere, governate, ahinoi, da logiche imperscrutabili.
Non è possibile fare a meno di notare, tuttavia, che mentre il Sindaco sbraita a vuoto contro gli assessori che si è scelti, il suo più rilevante atto amministrativo di questo secondo mandato, il brusco licenziamento del Segretario Comunale, è stato censurato per ben due volte dalla magistratura, che ha reintegrato il Segretario Antonio Orlacchio; allo stesso tempo la nuova segretaria, nominata fiduciariamente da Fausto Pepe a settembre, 15 giorni fa si è dimessa, lasciando vacante la poltrona. Insomma un vero pasticcio, combinato in prima persona dal Sindaco.
L’approssimazione degli atti amministrativi non è irrilevante per le tasche dei cittadini.
Nel caso del Segretario Comunale la città subisce i danni economici derivanti dal pagamento delle spese legali, dall’obbligo di pagamento delle mensilità arretrate  per le quali sono già state pagate retribuzioni alla segretaria poi dimessasi e, beffa finale, dall’incentivo alle dimissioni che, supponiamo, sarà proposto al reintegrato Orlacchio per lasciare definitivamente il suo ufficio. Sinché qualche giudice contabile non accerterà il danno erariale, tutte queste spese saranno poste a carico del Comune e dunque dei cittadini.
Per la TARSU, poi, i cittadini in regola con i pagamenti e quelli cui sono stati computati metri quadrati in eccesso hanno 60 giorni per far valere le loro ragioni agli sportelli comunali o per ricorrere alla giurisdizione tributaria; saranno in ogni caso costretti a perder tempo e denaro. E non valgono a sospendere l’efficacia degli avvisi notificati gli annunci a mezzo stampa, occorrono atti amministrativi, difficili da ipotizzare per la generalità dei contribuenti. Per tentare limitare almeno i disagi ai cittadini sarebbe opportuno un più ampio orario di apertura degli uffici e la possibilità di prenotare per telefono o via mail la verifica della propria posizione, in particolare per  anziani e disabili.
Per il futuro sarebbe auspicabile che il Sindaco, la Giunta e i dirigenti passino più tempo a ponderare i propri provvedimenti che non a trasmettere veline ai media.

editto Pepe: mai più matrimoni civili nel fine settimana



Non è il caso di sprecare neanche un minuto per procurarsi e leggere la sciagurata delibera, determina o ordinanza in virtù della quale, di fatto, l’Amministrazione Pepe ha vietato i matrimoni civili dalle 14 del venerdì alle 9 del lunedi mattina. Questo editto, che ha il sapore  di quei digiuni o penitenze imposte da alcune religioni ai propri fedeli nei week-end, non val proprio la pena di studiarlo; la “regola” che impone, avvilendo lo spirito laico della città e l’entusiasmo di decine di coppie, và, piuttosto, rappresentata con l’immagine che, conoscendo un po’ i personaggi coinvolti nella decisione, ci si raffigura in mente: l’incontro tra l’ottuso dirigente ed il bigotto Amministratore, i quali nel grigiore delle stanze di Palazzo Mosti, ammuffite, al pari delle loro menti, convengono che la celebrazione del matrimonio civile non ha più valore che l’estrazione di un certificato anagrafico e che quindi deve rispettare gli orari d’ufficio. Con ciò trova pace la ragion di bilancio, perorata dal dirigente in manicotto che non vuole pagare gli straordinari ai dipendenti da impegnare per gli adempimenti burocratici, e la ragione di chiesa, cui questa Amministrazione è votata, avendo addirittura ospitato il Monsignor di turno in occasione della presentazione del programma di mandato, per ottenerne benedizione. E sia maledetto dunque il matrimonio degli atei e dei laici in generale; facciano la fila all’ufficio tributi insieme a chi protesta per l’ICI o per la Tarsu. E così sia. Non lambisce le menti degli Amministratori locali l’idea che il Comune debba essere al servizio dei cittadini e che quindi ci si debba industriare per offrire il servizio senza che il Comune ci rimetta.
Se è inutile studiare il medievale editto Pepe ha senso, umilmente, verificare cosa accade in altre città. Internet, molti amministratori non lo sanno, oggi consente di acquisire piccoli “know-how”, anche stando comodamente seduti alla scrivania. Girando per i siti istituzionali di città come Lucca, ad esempio, si scopre che i Comuni se per un verso assicurano ai cittadini i migliori servizi possibili senza rimetterci un euro per altro verso partecipano al grande business del matrimonio, predisponendo un listino per le location più accattivanti del patrimonio Comunale ed applicando tariffe differenziate per i vari giorni della settimana, compresi il sabato e la domenica, e per i residenti e non residenti. Il Comune di Benevento attraverso la mera COPIA di questa diffusa pratica potrebbe non solo assicurare a costo zero un servizio efficace alle coppie di promessi sposi ma addirittura ritrarre piccole utilità, da destinare anche al personale, mettendo a disposizione l’Hortus Conclusus, il cortile di Palazzo Paolo V° o altre location attraenti. Basterebbe predisporre un regolamento ed un listino delle tariffe, dismettendo i manicotti, riponendo i rosari di plastica, giustificandosi con la curia, spolverando un po’ le menti, pensando ai cittadini. Tutto ciò, effettivamente, può rappresentare un’opera impegnativa per un’amministrazione targata Pepe; uno piccolo sforzo lo si potrebbe fare, se non proprio in nome dell’eretico interesse dei cittadini laici, almeno sotto l’ipocrita vessillo del “family day”. Ecco Sindaco, l’oggetto della delibera rivoluzionaria potrebbe essere COMUNE APERTO NEL WEEK-END PER LE NUOVE FAMIGLIE. 

domenica 8 gennaio 2012

il pasticcio del segretario generale e l'iceberg che si profila sulla rotta dell'amministrazione



Da oltre una settimana il Comune di Benevento è senza Segretario Generale, manca cioè il massimo dirigente dell’Ente, colui al quale la legge demanda essenziali funzioni di coordinamento e verifica, essendo, tra l’altro, richiesto il suo parere di conformità alla legge, allo Statuto ed ai regolamenti, in calce ad ogni atto deliberativo dell’Amministrazione.
Nello scorso settembre Fausto Pepe decise di licenziare il dottor Antonio Orlacchio cui pure era legato da un lunghissimo rapporto professionale; Orlacchio è stato, infatti, Segretario Generale per tutto il periodo della prima consiliatura Pepe nonché Segretario del Comune di Morcone nello stesso periodo in cui Pepe ne era dirigente dell’ufficio tecnico. La sua defenestrazione, dunque, ha rappresentato un vero e proprio strappo, non solo alle relazioni tra i due, ma anche alle leggi, tant’è che Orlacchio ha ottenuto dal Giudice del Lavoro un provvedimento di reintegro, avverso cui il Sindaco ha proposto ricorso, che sarà discusso il prossimo 12 gennaio.
Pepe fece seguito al licenziamento di Orlacchio con la nomina a Segretario Generale della dottoressa Rossella Grasso, Segretario presso il Comune di Giugliano, comune del napoletano.
La Grasso, nonostante le malelingue abbiano fatto pesare un suo incarico di collaborazione con la ex Presidente del Consiglio Regionale, Sandra Lonardo Mastella, è persona di elevate competenze professionali  e di piglio deciso, doti imprescindibili, del resto, per poter dirigere un Comune di circa 120mila abitanti, in agro aversano, con una delle più estese discariche esistenti (Taverna del Re).
Lo scorso 30 dicembre la  Grasso ha rassegnato le proprie dimissioni da Segretario Generale del Comune di Benevento per far ritorno a Giugliano. Si tratta di un  fatto di assoluto rilievo politico che , però, è rimasto per lo più senza commenti. Ed è circostanza ben strana al punto da potersi lecitamente pensare che altre polemiche siano state innescate per distogliere l’attenzione dall’accaduto.
La dottoressa Grasso non era giunta a Benevento per diritto o per concorso, vi era arrivata su chiamata di Fausto Pepe; è indubbio, dunque, che tra i due fossero intercorsi colloqui e che ne fosse scaturito, inizialmente almeno, un rapporto di reciproca fiducia o sintonia. Viste anche esperienza, doti e competenze, è fuor di dubbio che la Grasso abbia chiesto al Sindaco, prima di accettare l’incarico, informazioni sullo stato e sull’andamento dell’Ente, sugli orientamenti della Giunta  e sugli obiettivi da perseguire, anche in tema di funzionamento della macchina amministrativa.
A 3 mesi dall’insediamento, però, la competente, autorevole e decisa dottoressa Grasso si alza e và via, dimettendosi. Non può sottacersi che questo abbandono, alle orecchie di chi ha a cuore il futuro della città, suona con la potenza di un allarme antiaereo piuttosto che come un semplice campanello di allarme.
In queste ore il Sindaco conferma ciò che il suo Assessore Abbate ha detto qualche giorno fa e che la piazza dice da mesi: la Magistratura indaga sull’operato dell’Amministrazione. Può essere un’indagine ad aver spaventato la competente dirigente? Crediamo di no, visto che la persona in parola è abituata a confrontarsi con un ambiente tutt’altro che sereno. Ci deve essere dell’altro e deve essere molto serio. Che si tratti di problemi finanziari, che si tratti della resistenza e della ritrosia della Giunta a dotarsi di strumenti di trasparenza degli atti amministrativi, che si tratti di contrasti con gli altri dirigenti o con la parte politica o della scoperta di false rappresentazioni della realtà espresse prima della nomina, siamo comunque di fronte a situazioni allarmanti.  
In questo contesto diventa davvero irrilevante argomentare per stabilire se queste dimissioni abbinate alla controversia giudiziaria tra il Comune e l’ex Segretario Orlacchio  rappresentino o meno una grossa e pesante sconfitta per il Sindaco Pepe. Sulla rotta dell’Amministrazione c’è un iceberg, ne scorgiamo la punta ma non sappiamo quanto profondo sia ne di che ghiaccio è composto; il timoniere è debole e nudo al punto da accusare assessori e dirigenti nella conferenza stampa di fine anno; la ciurma litiga. Sarà bene star di vedetta; è la nostra città e da qualsiasi parte stiamo non ci fa piacere vederla affondare. 

domenica 18 dicembre 2011

pessimi esempi sotto .....il presepe

amministrazione, anello debole 

Gli studi più avanzati sull’organizzazione ed il governo delle città mettono in risalto come la capacità e la concreta possibilità che esse hanno di progredire, resistendo ai fattori sfavorevoli e sfruttando quelli favorevoli, dipenda dal livello di “fiducia” che caratterizza le relazioni sociali ed economiche tra i cittadini, gli operatori economici, le istituzioni locali. Più è alto il livello di fiducia reciproca, semplificando, più tutti i soggetti attivi in una città tenderanno ad assumere la veste di cooperatori per lo sviluppo del bene comune città. Gli organi di governo, per la “esemplarità” che li caratterizza, sono capaci di far crescere o deprimere il livello di fiducia nella città. Come si dice a proposito dell’educazione dei bambini: si educa con l’esempio.
Ecco, la vicenda degli addobbi natalizi della città, per come si è svolta ed evoluta, non è questione di sensibilità all’arte ed all’innovazione o di tradizione; non c’entra con la politica per il commercio; non è scelta tra austerità e sperpero; non è problema di bella o brutta figura (concetto del tutto provinciale); non è il caso della scelta capricciosa di un assessore. Nulla di tutto questo costituisce l’elemento più drammatico per la città, a mio avviso. C’è qualcosa di molto più serio e dirimente che ha a che fare anche con l’evento, la festa, che per credenti e non credenti, è il momento emotivamente più coinvolgente dell’anno. Nel bene e nel male, infatti, tutti siamo coinvolti dal Natale: chi è pervaso da profonda fede ha sol per questo motivo di gioire, c’è chi è felice di potersi riunire con la famiglia, di potersi riposare per i giorni di vacanza, di poter fare regali, c’è la gioia esaltante dei bambini, ci sono le tristezze, amare ed amarissime, di chi nei giorni di festa vede esaltate le proprie sofferenze ed i propri disagi. E’ indubbio che il Natale ci coinvolge tutti, il suo peso emotivo è fortissimo. E questo peso acuisce la “esemplarità” delle scelte dell’Amministrazione e la loro conseguente incidenza sul livello di fiducia nelle relazioni interne alla città.
Quali esempi ci ha dato questa Amministrazione? Vediamoli.
La delibera di Giunta per l’organizzazione degli addobbi è del 10 dicembre. Ciascuno di coloro che addobbano la propria casa, per convenzione, vi provvede l’8 dicembre avendo già per quella data acquistato il necessario. Molti di noi, volendo fare qualche regalo in occasione della festa, il 10 ne ha già fatto almeno un elenco. Gli operatori economici, provvedono agli ordini per i propri rifornimenti natalizi già a fine settembre. Le prime pubblicità di panettoni iniziano a metà novembre o addirittura prima. E’ decisamente tardi deliberare e dunque decidere il 10 dicembre come addobbare la città. Che esempio ne traiamo? Sciatteria, improvvisazione, trascuratezza, scarsa cura e dedizione. Possiamo avere fiducia o può generare un incremento di fiducia una decisione che trasmette simili esempi? No, decisamente no.
La scelta del tipo di addobbo della ricorrenza e festività più partecipata dai cittadini (si tratta di un dato non irrilevante) è stato condiviso e partecipato? C’è stato, cioè, un percorso di consultazione con gli operatori per far maturare una scelta pur innovativa e magari contemperare esigenze, aspettative e spese? NO, assolutamente. Da quel che si è capito e che è lecito immaginare l’opera doveva essere quasi una sorpresa, una sorpresa scioccante (per dimensioni – 500 figure e una natività gigante - e per impatto sull’immaginario collettivo). Che esempio ne traiamo, anche in questo caso? Ambizione personale o di un ristretto gruppo anteposta all’ambizione di tutti i cittadini ad avere una città bella (non si discute della scelta del tipo di addobbo, che ben poteva essere lo stesso, qui si discute del percorso e dell’obiettivo), scarsa considerazione dell’interesse, delle aspirazioni e dei desideri degli operatori economici, dei semplici cittadini e dei loro gruppi organizzati. Anche qui la “esemplarità” dell’azione amministrativa è negativa ed induce un regresso del livello di fiducia.
Ma il colpo mortale alla fiducia per la pessima “esemplarità” dell’accaduto è il crollo delle due sagome decorative in lamiera, appese sulla principale di via di passeggio della città. Qui entra in gioco la salute pubblica; è stato un caso fortuito che nessuno si sia ferito o abbia subito conseguenze peggiori o che addirittura non ne rimanesse coinvolto un bambino. Dover dire “è’ stato un caso” significa dire che i cittadini per la propria incolumità non possono fidarsi appieno dell’Amministrazione. Si tratta di un colpo da KO assestato, attenzione, non alla fiducia del cittadino nel singolo amministratore ma alla fiducia nell’Istituzione, con induzione al pensiero conseguente: non ci si può fidare di nessuno.
Questo è il genere di cattivo esempio che indebolisce una città nelle fondamenta, erodendo il tessuto già fragile delle relazioni.
Non saranno certo i fili di lampadine dell’ultimo secondo a consentire di ricucire lo strappo enorme prodottosi in città in conseguenza dell’approssimazione, della sciatteria e della vanità di Amministratori destinati a rimanere nel buio dei propri angusti obiettivi, cui rimane estranea la nascita di un rete di relazioni fondate sulla fiducia e quindi lo sviluppo della nostra città.

sabato 10 dicembre 2011

luminarie, centro storico ed ambizioni ampezzane radical chic



L’Amministrazione Comunale di Benevento, eletta lo scorso 16 maggio, ha commissionato all’architetto Riccardo Dalisi una statua ed alcune decorazioni luminose, per una spesa, si dice, di 120.000 euro.
E’ indubbio che quando c’è di mezzo l’arte le discussioni sono sempre vivaci e lo scontro sul valore artistico o meramente estetico dell’opera è assicurato. I conservatori e coloro per i quali l’opera “bella” è solo quella che rappresenta forme comuni e riconoscibili sono pronti alla critica, i “filosofi” ed i progressisti pronti a difendere, talora, anche l’indifendibile, in ragione della curiosità verso il nuovo ed il dirompente. Vedremo, si spera prima di Santo Stefano, le opere di Dalisi ed il dibattito che ne seguirà.
Nelle more si discute, molto più modestamente, di “luminarie”, il decoro natalizio per antonomasia, l’addobbo della tradizione che è anche memoria, atmosfera, suggestione inscindibilmente legata, anche per i pagani, i miscredenti e gli atei, alla festività del Natale.
Quest’anno a Benevento, pare, non avremo le “luminarie” ed in effetti a tutt’oggi non si vede una sola lampadina appesa (e per la verità nessun altro simbolo natalizio). Proprio per questo, domani, domenica 11 dicembre, addobberò con luci multicolore il mio balcone. Il mio animo, inguaribilmente sensibile alle atmosfere, non può reggere l’assenza delle lucine intermittenti, contrariamente ai nostri ambiziosi amministratori, cultori dell’arte.
Senza luci e senza addobbi, passeggiando per la città la crisi sembra penetrare nelle ossa, l’austerità diventa pervasiva, si ha l’impressione che non sia più solo il Fondo Monetario Internazionale (dell’affascinante Christine Lagarde) a ricordarci i nostri deficit, ma che addirittura anche il Comune (del condiscendete infido Fausto Pepe) ci dice che non è il caso di distrarsi, che siamo messi male e non c’è tempo manco per una suggestione natalizia. Bisogna rimaner tristi, quasi come fossimo nella Mosca di Breznev.

domenica 3 luglio 2011

Urbanistica, bilancio, partecipate e Persone

Entro la fine di agosto, ossia prima ancora che saranno passati 100 giorni dalla sua rielezione, l’amministrazione di centro sinistra, guidata da Fausto Pepe, assumerà provvedimenti altamente caratterizzanti ed esiziali per il futuro prossimo e remoto della città.
Mi riferisco evidentemente agli atti relativi all’urbanistica (PUC, Piano Casa, Housing Sociale), al bilancio di previsione ed alla tassazione locale, alla nomina dei Consigli di Amministrazione delle aziende strumentali partecipate, all’emanazione di alcuni bandi per la selezioni di profili dirigenziali, si supporto e di staff.
 Sono già al calor bianco alcune dichiarazione dell’opposizione rappresentata in Consiglio Comunale e di Altrabenevento che aveva sostenuto, alle recentissime elezioni amministrative, la lista ORA, lista che non ha ottenuto rappresentanza consiliare. Gli interventi succedutisi sin’ora denunciano colate di cemento che stanno per abbattersi sulla città, l’iscrizione in bilancio di crediti inesigibili, una presunta perdita ASIA di 1 milione di euro, il mancato rispetto delle promesse elettorali e con ben maggiore gravità il peso degli interessi camorristici nella vicenda urbanistica. Ci sono poi questioni tecniche, eccezioni procedurali, richieste di approfondimento e così via.
La cognizione tecnica degli atti amministrativi, di esecuzione e programmazione, è ben necessaria e deve costituire il presupposto di qualsiasi posizione politica, di consenso o di opposizione; pur tuttavia, sono convinto, anche sulla scorta delle esperienze degli ultimi anni, che sia necessario “abbassare” il livello della discussione, portandola tra le persone, uscendo dal teatrino della politica, dalle posizioni autoreferenti, dalla dialettica tra e con i consiglieri comunali, i segretari di partito, i maggiorenti, i referenti e gli amministratori, dalle polemiche di forte impatto mediatico e scarsa ricaduta sociale. E’ necessario a mio avviso declinare le scelte amministrative in termini di ricaduta sulle persone, sulla nostra vita quotidiana in quanto cittadini di Benevento, sulla nostra vita futura e quindi sulla vita dei e sulle prospettive per i nostri figli, illustrando questa declinazione quartiere per quartiere, via per via, centro di aggregazione per centro di aggregazione, casa per casa. Bisogna, in altri termini, avere la forza e il coraggio di incontrare le persone e spiegare loro cosa sta accadendo e cosa accadrà in virtù delle decisioni dell’Amministrazione. E’ un lavoro duro, molto più complesso della redazione di un comunicato stampa, credo anche difficile, ma è l’unica via per costruire consapevolezza sociale ed aggregazioni stabili ed estese in vista di un cambiamento necessario.
In relazione ai temi in discussione in questi giorni, ad esempio, piuttosto che accusare il Sindaco di aver tradito le promesse elettorali o di star cementificando la città (accuse destinate a non produrre alcun effetto tangibile) mi piacerebbe poter spiegare a persone in carne ed ossa come le scelte urbanistiche dell’Amministrazione Pepe confliggano, pregiudicandole in parte, con le prospettive di sviluppo assicurate dall’inclusione della Chiesa di Santa Sofia nell’elenco dei siti considerati Patrimonio dell’Umanità, come  incideranno sulla nostra vita quotidiana, in termini di minori servizi e maggiori costi, le scelte del bilancio di previsione in via di approvazione, cosa comporterà la scellerata scelta di nominare i Consigli di Amministrazioni delle azienda partecipate sulla base di criteri di appartenenza piuttosto che competenza, come in definitiva questa schizofrenia politico-amministrativa condizionerà negativamente il futuro della nostra città e quindi delle future generazioni.
La lista ORA si è caratterizzata in campagna elettorale per aver posto al centro della propria proposta politica il miglioramento della qualità della vita, da realizzarsi attraverso un’opzione di sviluppo centrata sulle vocazioni locali e scelte amministrative orientate ai bisogni ed ai servizi, obiettivi perseguibili solo attraverso l’abbandono di logiche clientelari affaristiche. La moralità dell’azione politica, dunque, è stata considerata un mezzo e non un fine.
L’esperienza di ORA a mio avviso può continuare solo se il movimento, prendendo atto del risultato elettorale, saprà, fermi restando i valori e gli obiettivi del proprio programma elettorale, elaborare forme e metodi di relazione con la città in tutto nuovi e diversi da quelli praticati dalle forze politiche rappresentate in Consiglio Comunale ed anche da me stesso in passato.

sabato 30 ottobre 2010

Intervista a "il Corriere del Sannio"

In qualità di ex assessore come valuta, dopo quattro anni di amministrazione targata Fausto Pepe, l’operato amministrativo? Si dice che abbia realizzato poche iniziative sia sul piano sociale che sul piano dello sviluppo economico della città e che quelle intraprese, siano state un fallimento: cosa pensa in merito?

Ho sostenuto e fatto parte di questa amministrazione sulla base di un programma elettorale che è stato poi arricchito e deliberato come Programma di Mandato che recepiva, grazie essenzialmente all’apporto dei movimenti che mi sostenevano, istanze di rinnovamento profondo negli obiettivi di sviluppo e nei metodi di governo. Si doveva puntare sul recupero delle vocazioni territoriali, sull’agricoltura, sul rapporto con la campagna, sul rilancio delle politiche per i giovani, sul turismo e sulla cultura, su nuovi modelli di mobilità urbana, fermando, inoltre, le iniziative di speculazione edilizia e commerciale. Ci ritroviamo dopo quasi cinque anni con l’abdicazione di qualsiasi ipotesi di sviluppo eco-sostenibile centrato sul rapporto col territorio,