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domenica 24 febbraio 2013

dichiarazione di astensione



Oggi, dopo aver impiegato oltre un'ora per ottenere il rilascio del duplicato della tessera elettorale, seguendo una procedura assurda da terzo mondo burocratico, mi sono recato al mio seggio, mi sono fatto registrare ed ho cortesemente rifiutato le schede, chiedendo la verbalizzazione della seguente dichiarazione:

La legge elettorale condivisa, approvata e difesa da un sistema politico volto all’affarismo ed alla conservazione dei privilegi delle caste che assillano l’italia, significativamente, ha degradato il voto a gesto analfabetico: una croce su un simbolo. Io cittadino sono privato della possibilità di esprimere la preferenza per chi possa meglio rappresentare i miei pensieri, i miei ideali, i miei interessi.
Rifiuto di sottopormi a tale oltraggio sin che  sarò capace di pensare in modo autonomo.
Ritengo, inoltre, tutte le liste inadeguate a rappresentare il mio anelito per una trasformazione profonda del Paese.
Per tali motivi, pur presente al seggio in ossequio al mio dovere di cittadino, rifiuto di ritirare le schede elettorali per l’elezione dei Deputati e Senatori della XVIIma legislatura della Repubblica Italiana.

lunedì 14 gennaio 2013

sistema di sudditanza basato sullo scambio



Il Sindaco della nostra città, i suoi Assessori Aldo Damiano e Luigi Boccalone, i dirigenti che si è scelto, talora forzando le procedure, e tutte le altre persone coinvolte nell’inchiesta “mani sulla città” sono innocenti, per legge. Allo stato non sono neanche imputati, non esistendo ancora un provvedimento di rinvio a giudizio. Essi, dunque, sono solo indagati, oggetto di provvedimenti cautelari, disposti dalla Magistratura, per la rilevanza degli elementi al loro carico e la riconosciuta (dal GIP) sussistenza del pericolo di fuga e di inquinamento delle prove.
Disapprovo profondamente le modalità con cui Pepe ed i suoi “delegati”, Damiano e Boccalone, operavano nell’esercizio dell’attività amministrativa. Direi, anzi, che il loro modo di stare in Comune, verificato in un anno e mezzo di convivenza in Giunta, mi ha disgustato. Non sono parole d’occasione ma idee che ho sempre manifestato, anche pubblicamente e a più riprese. Ciò non di meno nutro profondo rispetto per quello che considero un dramma umano, comunque ed in ogni caso: l’assoggettamento a misure restrittive della libertà. Credo che il rispetto, più che la insignificante solidarietà di facciata, sia dovuto a queste persone, evitando ogni giudizio sommario, la gogna pubblica, la valutazione della rilevanza penale delle condotte di cui si hanno e possono avere solo indicazioni approssimative e che, soprattutto, compete solo ai giudici di merito.
Il rispetto delle persone non collide, tuttavia, col dovere civico di una riflessione che gli indagati stessi dovrebbero avviare per rispetto, anche questo dovuto, dei cittadini che li hanno democraticamente e liberamente (?) eletti.
L’Amministrazione comunale di Benevento, in particolare sotto la guida del Sindaco Pepe, ha operato in spregio dell’interesse collettivo, del bene comune, dell’efficienza, della prudenza, della trasparenza. Sono dati di fatto, questi, non mere conclusioni della Magistratura. E del resto il “Comune” già da prima della deflagrazione prodotta dagli atti giudiziari, non era e non è nell’immaginario collettivo il luogo terzo, dove politici sagaci si riuniscono per Amministrare con l’obiettivo di realizzare il progresso della comunità ed il benessere di tutti. Il “Comune” è stato degradato, nell’esperienza quotidiana, a luogo di “intermediazione” e contrattazione per il soddisfacimento e la realizzazione di questo o quel bisogno, interesse, progetto, servizio.
Le espressioni del Procuratore Maddalena e quelle, trapelate, del GIP Flavio Cusani hanno scosso l’opinione pubblica cittadina ben più di quel che appare benché i concetti espressi non siano suonati nuovi alle orecchie di nessuno. I Magistrati hanno parlato di: “sistema di illegalità diffuso” “comitato trasversale di affari” “inquinamento ambientale nelle procedure d’ufficio”, politici e dirigenti che non si muovono per il solo interesse pubblico, dirigenti mediocri, “palese disonestà”, “imprenditori spregiudicati”. Larga parte della cittadinanza dava già per scontato il tutto o almeno lo sospettava; gli atti giudiziari, caratterizzati per l’autorevolezza dei Magistrati inquirenti e la saggia cautela che solitamente contraddistingue l’operato del GIP Flavio Cusani, non hanno fatto altro, dunque, che marcare, come con un evidenziatore fosforescente a punta doppia, parole già presenti nelle menti dei più e che ora non si riesce a far finta di ignorare o lasciare in secondo piano.
L’Amministrazione a guida Pepe ha realizzato con scientifica e pervicace determinazione un sistema di sudditanza politica e sociale basato sullo scambio: consigliere suddito in cambio di questo o quel “piacere” destinato ad alimentare il consenso clientelare, cittadini sudditi in cambio di questo o quel favore, anche solo promesso. Abbiamo così assistito all’indegna pratica dei “Consiglieri delegati”, una specie di sub assessori famelici, allo sperpero di denaro pubblico per la nomina di consulenti inutili e dirigenti incompetenti e “dipendenti”, alla disorganizzazione di ogni servizio pubblico, al fiume incontrollato di spese nelle aziende speciali. Che in questo sistema qualcuno abbia potuto pensare di alzare il tiro, iniziando a lucrare, mercificando appalti o altri servizi, mi pare una conseguenza inevitabile che non possa destare meraviglia.
Se Fausto Pepe, che ha avuto il consenso elettorale senza aver mai maturato autorevolezza né guadagnato la fiducia dei cittadini, se ne meravigliasse, attesterebbe di essere poco intelligente e poco attento, di non essere, dunque, all’altezza del ruolo cui è stato demandato. Dovrebbe andarsene, quindi, lasciare, ammettendo di non capir nulla.
Se Pepe, invece, come ritengo, è uomo di intelligenza acuta, non può dissociarsi, non già dall’operato di Damiano e Boccalone, che come detto, al momento sono innocenti, ma dal sistema di sudditanza basato sullo scambio, nel confine delle leggi (ove fosse oltre ce lo dirà il processo), che egli ha coscientemente messo in piedi, alimentato e diffuso. Anche in questo caso, ed a maggior ragione, Fausto Pepe dovrebbe rassegnare le dimissioni da Sindaco, per rispetto della sua stessa intelligenza e della città, di cui, in verità, ha sin’oggi dimostrato di interessarsi poco e male.

domenica 9 settembre 2012

trasparenza: sgradita a gennaio, di moda oggi


Era un venerdì sera ed era inverno. Ed era da qualche sabato che, non puntualmente ma quasi,  “il Vaglio” ospitava miei interventi. Avevo notato, dalle reazioni e dalle indifferenze, che quegli articoli erano sgraditi, ad alcuni, in ORA.
Quel venerdì sera ricevetti, manco troppo velatamente, come già da una decina di giorni succedeva, la sollecitazione a scrivere del PD, delle riunioni interne del PD, delle fratture nel PD, del presunto “commissariamento” del Sindaco da parte dell’onorevole Umberto Del Basso De Caro, di ciò che si era detto in quelle riunioni. Non ho mai scritto su commissione e non mi interessavano (ed interessano) le lotte interne al PD. Me ne infischiai della “commissione”. Il malcelato intento di farmi scrivere un articolo in qualche misura pro-Pepe confermava, tuttavia, ciò di cui avevo già preso coscienza: l’alleanza strettissima tra alcuni miei presunti amici e sostenitori ed il Sindaco Pepe e la fattiva collaborazione di costoro con il Sindaco (in occasione della conferenza stampa di fine anno, ad esempio). Mi era, oramai, chiaro anche  l’interesse effettivo e concreto su cui tale alleanza si reggeva.
Me ne infischiai, dunque, della commessa, contravvenendo a ciò che avevo falsamente promesso, e scrissi ciò che avevo in mente e già abbozzato: un articolo sulla vicenda del Segretario Generale del Comune di Benevento. L’articolo, gentilmente pubblicato da “il vaglio”, nella giornata di sabato, paventava che, tra i motivi determinanti la decisione di dimettersi, per tornare a Giugliano, della neo segretaria generale vi fosse una ritrosia dell’Amministrazione Pepe a dotarsi e ad applicare strumenti incisivi di trasparenza dell’azione amministrativa (leggi qui l'articolo)
Ricordo benissimo, e con me mia moglie, che quel sabato, poco prima della mezzanotte, squillò il telefono di casa: “anto’, ma hai scritto un articolo?” “si, ho scritto una cosa sulle dimissioni del segretario generale”, “no, sai, io non ho letto ma Fausto (Pepe) mi ha chiamato poco fa” “e che vuole?” “dice che ci sono delle inesattezze nell’articolo, hai scritto una cosa sulla trasparenza ma ti sei sbagliato” “io non ho scritto un articolo di cronaca sulla trasparenza, io ho solo supposto che tra gli altri motivi quello della scarsa trasparenza poteva aver indotto la segretaria  a lasciare, almeno così mi ricordo” “ma lui dice che hai sbagliato, che è un’inesattezza, comunque ti chiamerà per dirtelo” “ah va bene, io comunque mi rileggo l’articolo, non vorrei che ci fosse stato qualche refuso”. Fusto Pepe, mi aveva già chiamato qualche settimana prima, per apprezzare, pur non condividendolo, un mio precedente articolo; mi meravigliava, dunque, che avesse chiamato il suo collaboratore, mio presunto amico e sostenitore, per farmi sapere che c’era un’inesattezza nell’articolo. Chiuso il telefono commento con mia moglie “era l’infiltrato di Pepe in ORA, che non ha gradito l’articolo di oggi. Gli avevo promesso che scrivevo del PD ed invece gli ho toccato il gioiellino”
Il giorno dopo ricevo una mail con la quale, usando la tecnica del falso ammiccamento, mi si invita a non scrivere a nome di “leader” o componente di ORA (cosa, mai avvenuta dopo le elezioni, tra l’altro) ed a correggere il tanto fastidioso riferimento alla scarsa trasparenza dell’Amministrazione Pepe; eccone il testo:

Carissimo, ho letto con un pò di sorpresa il tuo articolo sulla segretaria che se n'è ritornata a Giugliano, e vorrei fare alcune annotazioni. Lo faccio per email nell'immediatezza ma spero di discuterne presto a voce con te. Non ho compreso se il riferimento ad ORA sia stato fatto ad arte da Panella oppure se l'articolo sia stato scritto da te proprio come " leader"  del nostro movimento ( il che lo preferirei ), oppure, se preferisci, come esponente dello stesso. Per me la paternità e i riferimenti sono importanti, soprattutto in relazione ai contenuti. Condivido con te le annotazioni sulla Dott.ssa Grasso, ........ indubbiamente è molto competente  e non poteva essere diversamente visti gli incarichi e l'esperienza che ha avuto. Non sono del tutto d'accordo sui toni entusiastici che le hai riservato nell'articolo, proprio perchè, avendola incontrata di persona, sono convint*  che è anche molto " sgamata" e sa come rivoltare le questioni a suo favore. Quando l'abbiamo incontrata, ci siamo lamentati, ovviamente, della totale assenza di trasparenza da parte dell'amministrazione comunale, tanto che in quel periodo l'albo on line non era nemmeno consultabile. Ci riferì che stava preparando il Regolamento per la trasparenza degli atti all'interno ed all'esterno e che presto sarebbe stato approvato. In effetti  il 15 dicembre con la delibera n. 218 è stata approvata dalla Giunta la proposta di programma triennale per la trasparenza e l'integrità che contiene anche il Regolamento per la pubblicazione degli atti. Le norme sono già valide per i Dirigenti che sono tenute a rispettarle. Pertanto,  quanto da te riferito nell'articolo potrebbe essere oggetto di contestazioni  e  ciò mi dispiace, ma non per la segretaria o la Giunta (che forse non sa neppure che cosa ha approvato) , ma per l'esattezza dell'informazione, che sei sempre attento a fornire. Ti invio la copia della delibera, pubblicata il 29/12. Non ho avuto ancora il tempo di approfondire il testo e non so se sia pienamente condivisibile però almeno qualcosa abbiamo, soprattutto in tema di pubblicazione on line, che non è argomento facile, come abbiamo avuto modo di constatare. Ti saluto con affetto, *****************

Perché scrivo e pubblico oggi tutto questo? Perché molti oggi rispolverano il tema della trasparenza, tanto sgradito ad inizio anno.

Questo è un blog ed accoglie i miei conati di vomito. E’ vero, sono stato candidato Sindaco e quindi ho avuto un ruolo pubblico. Oggi, però, non rivesto alcuna carica; sono un libero professionista e sono condizionato solo dalla mia gamba sinistra.
Vomito quel che voglio, dunque, e quello di stasera è ce l’ho in corpo da parecchio.

lunedì 2 luglio 2012

le conseguenze del dissesto finanziario


anche questo mio articolo è apparso su "IL MESSAGGIO D'OGGI" (18 giugno 2012)

Da almeno due anni si “voicifera” che la massa debitoria del Comune, per effetto della gestione dissipativa dell’Ente, della soccombenza in giudizi di esproprio, del peso dei debiti fuori bilancio, sia tale da non poter essere soddisfatta. A norma di legge (art. 244 T.U.O.E.L.) si ha dissesto finanziario se l’Ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero se ha debiti cui non può far fronte con le procedure ordinarie. Pare che entrambe queste condizioni si siano manifestate o stiano per manifestarsi nel Comune di Benevento.
A prescindere dai tecnicismi in ordine alle condizioni che determinano il disse sesto ed alle cause che hanno prodotto il manifestarsi di quelle condizioni, cause sulle quali i politici si scontreranno a lungo, è interessante capire, però, le conseguenze che la dichiarazione del dissesto finanziario comportano per i cittadini e la città anche perché si tratta di conseguenze salate. Vediamole. Entro trenta giorni dalla data di esecutività della delibera di dichiarazione del dissesto il Consiglio Comunale deve deliberare:
1.      L’adozione delle aliquote massime per tutti i tributi locali, con efficacia per tutto il periodo del risanamento;
2.      la misura massima per tutte le tariffe degli altri servizi produttivi;
3.      elevare al massimo compatibile con le disposizioni vigenti i canoni patrimoniali;
4.      aumento delle tariffe dei servizi a domanda individuale (mensa scolastica, ad esempio).
L’aumento delle tariffe, delle imposte e delle tasse, tuttavia da sola, non può essere sufficiente al risanamento. Dall’entrata in vigore della legge Costituzionale n. 3 del 2001, infatti, non è più previsto che lo Stato possa concorrere al finanziamento dei debiti pregressi tramite mutuo ventennale, conseguentemente, per raggiungere il risanamento tutte lòe risorse finanziarie devo essere reperite nell’ambito comunale.
Si dovrà, quindi necessariamente mettere mano alla pianta organica del Comune, disponendo la mobilità per i dipendenti in soprannumero, provvedere a drastici tagli di spese (e quindi di servizi), di inefficienze e diseconomie ed ad alienare beni patrimoniali.
Provvedimenti drastici dovranno0 essere adottati anche per le aziende speciali, di cui, allo stato è facile prevedere la svendita.
Novità molto interessanti sono state introdotte dal D. Lgs. 149 del settembre 2011: gli amministratori che siano riconosciuti responsabili dalla Corte dei Conti di danni cagionati con dolo o colpa grave nei 5 anni precedenti la dichiarazione di dissesto non avranno la possibilità di ricoprire incarichi di Assessore o revisore di Enti locali per i successivi 10 anni.
Pepe e molti suoi Assessori, ex Assessori e dirigenti sono allo stato indagati dalla Corte dei Conti per l’adozione con dolo di atti che hanno cagionato danni all’Ente per oltre 2 milioni di euro. Potrebbe essere, quindi, interesse della Giunta Pepe dichiarare il dissesto prima delle probabile condanne della Corte dei Conti, per sottrarsi alla conseguenza sanzionatoria prevista dal decreto del settembre 2011.

martedì 19 giugno 2012

l'IMU di Totò e Peppino


questo mio articolo è apparso su "IL MESSAGGIO D'OGGI" di giovedì 14 giugno 2012

Lunedi prossimo, 18 giugno 2012, scade il versamento della prima rata dell’IMU, l’imposta municipale unica, introdotta nello scorso dicembre, con disposizione contenuta nel decreto Salva Italia.
L’imposta inasprisce sensibilmente il prelievo fiscale sugli immobili, siano essi costituiti da fabbricati che da terreni, anche non fabbricabili.
Larga parte dei contribuenti si troverà a versare importi vicini ed in taluni casi superiodi al doppio di quanto versato negli anni scorsi. Questo vero e proprio salasso, che dovrebbe contribuire salvare il bilancio statale e quello dei comuni, attraverso più strumenti messi in campo dai tecnici al Governo:
1.    Incremento del valore tassabile degli immobili attraverso una corposa rivalutazione, che arriva al 60% per i fabbricati. Per esempio un immobile che l’anno scorso aveva un valore tassabile ICI di 100 quest’anno ai fini IMU ha un valore di 160. A parità di aliquota, dunque, si avrebbe un aumento dell’imposta del 60%. Le aliquote, però, non sono le stesse, sono aumentate;
2.    Reintroduzione dell’imposta sulle abitazioni principali, pur con aliquota ridotta e detrazione anche in relazione al numero dei figli, under 26, residenti con i genitori;
3.    Introduzione di numerose norme anti-elusione finalizzate a limitare la possibilità che un immobile sia considerato abitazione principale. Queste ultime disposizioni, in taluni casi, generano delle vere vessazioni, si pensi al contribuente la cui abitazione risulti catastalmente frazionata in due o più particelle catastali;
4.    Introduzione dell’imposizione anche sui fabbricati rurali e sui suoli agricoli;
5.    Introduzione dell’imposta anche sul valore commerciale degli immobili detenuti all’estero.
I Sindaci hanno osteggiato questa imposta, nella gran parte dei casi solo per motivi di facciata. Agli amministratori locali tocca l’ingrato compito mettere il nome (Municipale) su un’imposta maggiorata, invisa ai contribuenti, ed in parte di competenza dell’Erario. Quest’ultima, circostanza, poi, renderà possibili i controlli in capo ai contribuenti anche da parte dell’Agenzia delle Entrate ed è esperienza diretta che i comuni, pur avendo necessità di cassa, tendono a limitare l’accertamento su questa imposta e quando vi provvedono spesso incorrono in errori. Con l’ICI, in altre parole, gli evasori stavano più tranquilli di quanto non possono stare con l’IMU e questo non piace a molti amministratori locali.
Nell’ambito delle manovre di facciata, si inserisce anche la lettera che il Sindaco Pepe e l’Assessore Lepore hanno fatto recapitare ai beneventani nella scorsa settimana.
L’epistola è studiata al solo fine propagandistico di scaricare sullo Stato centrale, cattivone, la responsabilità della maggiore imposta che si andrà a pagare: “si tratta di un’imposta che di municipale ha solo il nome”, scrive il duo.  Quest’affermazione è la prima delle numerose sciocchezze e macroscopiche inesattezze elaborate dal duo Lepore-Pepe: per effetto di tutte le disposizioni di cui abbiamo parlato, i Comuni registreranno un cospicuo aumento di entrate rispetto alla precedente ICI ed il loro introito sarà sempre superiore a quanto incasserà lo Stato centrale, in specie in quei comuni, che, come Benevento, decideranno di elevare le aliquote. Lo Stato incassa, infatti, la metà dell’importo derivante dall’applicazione dell’aliquota base (0,76%) sugli immobili non classificabili come abitazioni principali mentre nelle casse comunali confluiranno: un importo pari a quello incassato dallo Stato, il maggior introito derivante dalla maggiorazione dell’aliquota base e tutta l’IMU sulle abitazioni principali. Altro che imposta che di municipale ha solo il nome!

Torniamo ai nostri eroi, la coppia Lepore-Pepe, nella foga di dichiararsi irresponsabile per l’aumento dell’imposta ed incurante dell’accuratezza dei propri scritti, addirittura sbaglia l’indicazione del termine di versamento, scrivendo, nel primo periodo dell’esemplare scritto, che la prima scadenza del versamento della nuova imposta “è fissata al 16 giugno2012”, mentre la data corretta è il 18, come riportato da tutti gli organi di informazione da almeno due mesi. Perché ne prendano nota prima della redazione delle prossime missive, precisiamo al Sindaco ed all’Assessore Lepore che le scadenze successive IMU saranno: 17 settembre 2012, 17 dicembre 2012 e 17 giugno 2013. Non ricorrerà, dunque, mai il 16, almeno sino a giugno dell’anno prossimo.
Se l’inesatta indicazione della scadenza del primo versamento IMU ci dà la misura dell’approssimazione con la quale opera la coppia d’assi che tiene in mano la borsa del Comune (Sindaco ed Assessore al bilancio), ben più incisivamente, si evidenzia la tendenza dei due alla bugia nella indicazione delle aliquote d’imposta, riportate nella seconda pagina della missiva ed anche sul sito del Comune: si parla di aliquote base dello 0,4% per le abitazioni principali e dello 0,76% per tutti gli altri immobili. Per aliquote base i due si riferiscono alle aliquote indicate nel testo di legge; aliquote che i Comuni hanno facoltà di variare, in aumento o in diminuzione. E puntualmente il Comune di Benevento ha già fatto sapere che l’aliquota sulla prima casa sarà aumentata dallo 0,4% allo 0,5%, mentre l’aliquota sugli immobili soggetti ad aliquota ordinaria passerà dallo 0,76% all’ 1,00%. L’aumento, destinato, è bene ricordarlo, alle sole casse del Comune di Benevento, è rilevante. Non bisogna lasciarsi ingannare dall’esiguità in termini assoluti degli aumenti (rispettivamente +0,1% e + 0,24%), in termini relativi, infatti, l’imposta sull’abitazione principale aumenta del 25% (per ogni 100 euro di imposta si avrà un aumento di 25 euro) mentre per l’IMU sugli altri immobili l’aumento è di ben il 31,57% (il che significa che per ogni mille euro di imposta se ne pagheranno 315 in più). Si tratta, dunque, di aumenti da capogiro!
In definitiva il duo Lepore-Pepe indica termini di versamento inesatti, mente sulla natura dell’imposta, falsifica le aliquote applicabili, omettendo di dar conto gli aumenti da essi stessi decisi per allungare le mani nelle tasche dei beneventani e finanziare le loro malefatte.
Coppie più scaltre e competenti avrebbero avuto cura di nascondere il messaggio propagandistico nel mare di puntuali informazioni di servizio, realmente utili al cittadino: come calcolare l’imposta, come pagare, quali codici utilizzare, come rateizzare, dove pagare, dove reperire le informazioni in merito al valore degli immobili. E invece nulla, solo propaganda ed stralci di informazioni, sbagliate.
Leggendo la lettera del nostro duo, viene alla mente la celeberrima sequenza di Totò e Peppino alle prese con la lettera alla fidanzata del nipote; lì, almeno, il pathos poteva compensare gli errori lessicali e grammaticali e si era in un film comico; qui siamo alle comiche dell’amministrazione, c’è poco da ridere (e molto da pagare).

domenica 1 aprile 2012

pro memoria 2

A futura memoria, l'elenco di alcune affermazioni che mi riguardano apparse sulla stampa e su facebook nelle ultime settimane, in risposta a post ironici o critici che hanno riguardato sempre e solo fatti, senza l'espressione di alcun giudizio sulle persone, sul loro modo di essere o di fare.



  • “Antonio, tu sei un vigliacco. Da circa un mese con il sostegno di una piccola ridicola corte, vivi di allusioni, frasi smozzicate, becero vittimismo, manipolazioni di discorsi e documenti, inciuci e volgarità. Sempre accompagnato da quattro sfigati, ti diletti a sperare di palpeggiare la casalinga di Voghera ed esalti ossessioni maschiliste, ma non hai gli attributi perché improvvisamente e misteriosamente hai abbandonato un movimento scomodo di opposizione, fatto di persone perbene che ti hanno manifestato concretamente fiducia al punto da sacrificarsi  perché tu li rappresentassi in consiglio comunale" (di questa va citata la fonte, Gabriele Corona, in calce ad un post su Facebook, che recitava così "Caro Gabriele Corona la differenza tra me e te è che io ho le stampelle a pois e tu a pois non hai manco una camicia o non la metti mai".)
  • “se tu avessi letto con attenzione”
  • …”ORA ad esempio, che però si trova un pò in difficoltà perchè il suo coordinatore, cioè tu, dopo dieci mesi ha fatto sapere, a mezzo stampa, di non aver condiviso nulla dal dopo elezioni….” (tra l’altro, non sono mai stato coordinatore di ORA, fui indicato come portavoce ma non esiste alcuna ratifica di tale carica. ho solo firmato UN (dico UNO) comunicato per conto di ORA con detta qualifica)
  • “……. il sindaco (parolina che ultimamente ti ossessiona)……..”
  • “ E intanto ai cittadini diciamo: seguiteci su facebook, tra un accappatoio, il gel intimo, la misurazione del testosterone dopo lavoro, lo sfogo per la partita persa, il purpo, ecc. ecc. “ (si fa riferimento a miei post sulla bacheca di facebook, in cui parlo, come ho sempre fatto, dei miei interessi)
  • “…..approvo la soluzione finale di walter (la parmigiana) come la più indicata al modo deviato e deviante di trattare l'argomento……”
  • “…definire ridicoli gli interventi di altrabenevento su piazza orsini e sul tentativo di evitare un ulteriore scempio della città a beneficio di pochi privati rende evidente l'ormai totale disinteresse di medici per le questioni pubbliche e cittadine in genere” (si fa riferimento a miei post sulla bacheca di facebook, ove ho ironicamente definito ridicoli gli scambi di comunicati tra una stanza e l’altra dell’ufficio urbanistica)
  • “… il Medici che ho conosciuto in campagna elettorale non è lo stesso che scrive quelle (perdonami) insulsaggini, soprattutto volgari”
  • “Abbiamo purtroppo appreso a mezzo stampa (da NTR24) che Medici aveva lasciato ORA con argomentazioni sorprendenti. “  
  • “….Peraltro era proprio lui il coordinatore di ORA….” (come sopra)
  • “Non è vero che ORA non ha voluto riconoscere la sconfitta (e come avrebbe potuto) limitandosi ad attribuirla alla compravendita di voti. È un modo riduttivo e scorretto di riportare le diverse ed ampie discussioni che ci sono state a giugno-luglio dello scorso anno e che proprio non si comprende perché vengono riprese oggi e in modo distorto.”
  •  “Avevamo deciso che la discussione sarebbe continuata due giorni dopo ma Medici non è venuto, preferendo stralci di commenti sulla sua bacheca Facebook .”
RIDIAMOCI SU, CHE E' MEGLIO


giovedì 29 marzo 2012

presunto responsabile: l'atto d'imputazione

Come promesso ed anticipato, pubblico integralmente l'atto d'imputazione notificatomi dalla Corte dei Conti, in data odierna.

Potete leggere l'atto cliccando qui

sabato 24 marzo 2012

dal 2004 per l'ASIA spesi 60 milioni ed investiti meno di 5

Dal 2004 ossia da quando ha assunto la forma di società per azioni e sino al 2010 (non sono ancora pubblici i dati del bilancio 2011)  l’ASIA è costata ai beneventani oltre 60 milioni di euro: 53 per il servizio e 7 per le perdite, realizzate al ritmo di un milione di euro all’anno in media. A fronte di questo stock spaventoso di spesa gli investimenti netti risultano essere stati inferiori a 5 milioni di euro. L’inadeguatezza degli investimenti è quotidianamente sotto gli occhi di tutti ed è ben rappresentata dalla fatiscenza, precarietà e ristrettezza della sede operativa di via Ponticelli. Nel cuore di una zona sempre più densamente abitata, a ridosso del centro storico, affacciata su uno snodo oramai nevralgico di collegamento tra la parte bassa e la parte alta della città, lungo l’asse per collegamenti viari autostradali, quella sede, con il ricovero dei mezzi adibiti alla raccolta dei rifiuti e l’officina per le riparazioni ed i lavaggi, che se appartenesse ad un’azienda privata, sarebbe probabilmente oggetto di numerose contestazioni da parte della pubblica amministrazione (sanitaria in primis), è l’emblema della carenza di una seria politica degli investimenti. E come tutti sappiamo senza investimenti le aziende muoiono.
Mentre, dunque, languono gli investimenti la spesa d’esercizio e le perdite sono lanciate al galoppo, senza freni e senza inibizioni. L’ASIA, come per la verità le altre partecipate e collegate, è, dunque, gestita e concepita come un centro di spesa e non come un’azienda che investe per la realizzazione di un servizio secondo criteri di economicità ossia con l’obiettivo minimo del pareggio di bilancio.
Odo già le osservazioni dei politici da strapazzo per i quali i servizi pubblici sono naturalmente gestiti in perdita e mi limito ad osservare che per il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti la legge impone che il costo sia interamente coperto dai cittadini attraverso il prelievo TARSU. E’ dunque fissato dalla legge il sostanziale obbligo di pareggio. Non è detto, poi, che un servizio pubblico debba essere svolto necessariamente con metodo antieconomico tendente alla perdita. La verità è che queste aziende sono asservite ad un potere politico che usa le “partecipate” ed i soldi dei cittadini per realizzare obiettivi altri e poco confessabili.
La discussione in atto in questi giorni sul Presidente Lonardo è illuminante in tal senso. Non si capisce bene cosa gli si imputi e le imputazioni sono di carattere estemporaneo, propagandistico, superficiale. La città è sporca, è vero. Ma lo si sapeva che lo sarebbe stata. Tutti i soldi disponibili ed anche più sono stati spesi nei due anni prima delle elezioni ed ora si paga il conto. L’ASIA non riesce a svolgere il servizio, l’AMTS non riesce manco a pagare gli stipendi. Rispetto a questi drammatici risultati ed alle cifre che ho esposto in apertura un’azionista consapevole di rischiare i soldi propri avvierebbe un’analisi profonda dei risultati e delle loro cause per elaborare un piano strategico per il futuro ed individuerebbe, infine, un management capace e disponibile a realizzare quel piano.
In questi giorni, invece, il Sindaco e la sua maggioranza discutono terribilmente di chi piazzare dove senza curarsi neanche di fingere una discussione che abbia un minimo di tecnicità, profondità, accuratezza di analisi e proposta. Alla fine ad un Lonardo se ne sostituirà un altro.
Il management delle aziende partecipate e degli altri enti e para enti pubblici, infatti, è individuato in perfetta coerenza con gli obiettivi dell’azionista politico (maggioranza di turno): privilegio delle appartenenze, disponibilità all’ascolto di esigenze extra aziendali. Lonardo o prima di lui De Longis o chi per loro sono stati scelti per essere abili e riconosciuti manager delle aziende di settore?
L’ASIA e le altre partecipate e collegate avrebbero bisogno di obiettivi chiari e codificati, investimenti duraturi, management competenti. La politica non pare indirizzata su questa via. Ci sorbiremo un Consiglio Comunale in cui si discuterà del guascone Lonardo piuttosto che di bilanci, di domeniche ecologiche piuttosto che di investimenti, di percentuali a caso e via discorrendo. Si continuerà a spendere tanto, investire poco, a designare management di comodo ad avere servizi a singhiozzo (3 anni no e due si); lo hanno deciso gli elettori il 16 maggio 2011.




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lunedì 19 marzo 2012

precisazioni ed approfondimenti

Posto qui, sul mio blog, il testo di una nota riservata pubblicata sul gruppo chiuso di Facebook del movimento ORA.

In relazione alla discussione di ieri sera (6 marzo), ritengo necessario esplicitare alcune precisazioni: 1) Il mio disagio non trova in alcun modo fondamento nella impossibilità o difficoltà di esprimermi pubblicamente a nome di ORA. Per un verso, infatti, non credo di aver bisogno di un’investitura, di un titolo o di un placet per poter esprimere il mio personale pensiero, come, del resto, mi è capitato più volte di fare negli ultimi mesi (anche su richiesta di alcuni portali amici); per altro verso ritengo, come ho esplicitato sin dalla prima riunione post elettorale, e come accenno al successivo punto 2, che, sulla scorta del poco entusiasmante risultato, andava rivista l’azione ed il metodo dello stare in città, dell’occuparsi di temi e problemi, dell’avanzare proposte per il buon governo e per la costruzione di un’alternativa politica. In ordine alla contestazione mossami da Sandra, che già aveva espresso riserve o dubbi o perplessità relativamente ad un mio intervento (personale) su “il vaglio”, circa il metodo di diffusione della mia nota “lascio ORA” ritengo di non aver mancato di rispetto a nessuno. Le riunioni da Vittorio negli ultimi tempi erano partecipate da 3 / 4 persone mentre l’universo di ORA – con Antonio Medici candidato Sindaco è stato un po’ più vasto. Internet, poi, è stato il nostro luogo d’elezione per la campagna elettorale, per le nostre comunicazioni, ed è anche lo spazio in cui condivido, frequentemente, talune vicende personali se non intime della mia vita. Se qualcuno si è sentito offeso (non mi risulta) valgano queste parole quali scuse, sono pronto anche ad offrire un buon bicchiere di vino quale segno del rinsaldarsi del rapporto umano. In ordine, infine, al “come è finita su NTR24?” (fastidiosa osservazione, invero): non lo so, anzi lo so (come lo possono saper tutti), l’hanno copiata dal mio blog o dal mio diario su Facebook. Non capisco, però, il rilievo che la cosa possa avere e presuntuosamente ritengo che l’abbiano letta più persone sul mio facebook di quante l’abbiano potuta leggere su NTR24 o sul mio blog (dove il post è apparso alle 7.00 di lunedì mattina). 2) COSTRUZIONE DI UN’ALTERNATIVA POLITICA per un nuovo governo della città: è esattamente questo l’obiettivo cui io aspiro (in generale, come uomo e cittadino di Benevento). Per il perseguimento di questo obiettivo, tuttavia, mi sono convinto, serva un lavoro complesso che si occupi prioritariamente del coinvolgimento delle persone e della (tras)formazione delle coscienze. In questo contesto è marginale o comunque non prioritaria, a mio avviso, la rappresentazione mediatica del proprio impegno politico e la presenza nelle discussioni del momento, spesso alimentate ad arte da maggioranza od opposizione e sempre in modo superficiale nonché organico ad una visione della città quale luogo ed occasione di traffici (leciti ed illeciti) e della politica quale strumento di arricchimento e realizzazione di interessi personalistici, privatistici, familistici. Conseguentemente ho sempre ritenuto addirittura non necessaria una struttura formalizzata e verticistica e fuorviante, rispetto alla missione che ORA avrebbe dovuto assumere, l’ipotesi di una “struttura leggera” col solo fine di accelerare la elaborazione di comunicati stampa o prese di posizione ufficiali di ORA sulle questioni del momento. A cosa serve una voce in più nel teatrino della politica? Del pari ho ritenuto dannoso e fuorviante stabilire una sorta di esclusione da aprioristica dalla rappresentazione ufficiale di ORA, delle persone che partecipano ad altri gruppi, perché se ne confonderebbe il ruolo. Se, e torniamo alla questione cardine dell’identità, sono chiare le identità diverse dei gruppi essi non si confonderanno ma neanche fonderanno in un progetto comune, al più potranno instaurare rapporti di collaborazione; qualora, invece, le identità fossero sovrapponibili ORA avrebbe dovuto essere il luogo dell’integrazione, per una crescita comune. Rispetto a tutto ciò, alla discussione svoltasi da ultimo ieri e nei mesi addietro, ritengo, la mia presenza ingombrante e ostativa ad un clima di serenità. Del resto, pur dovrebbe essere osservato e valutato, la mia lettera ha rinfervorato e riprodotto nei termini esatti di circa dieci mesi fa una discussione che pericolosamente giaceva sotto il tappeto della stanca e lenta elaborazione dello Statuto. Con affetto per tutti.

domenica 18 marzo 2012

la replica di Sandrucci a "il vaglio"


apparso su " il vaglio" il 16 marzo 2012 - link all'articolo

Sandrucci (Lista Ora) a Medici dopo l’abbandono: E’ scorretto riportare così i fatti, siamo amareggiati

“Nessuno gli ha “messo la pistola alla tempia per imporre alcunché”. “Proprio non si comprende perché le discussioni avutesi a giugno-luglio vengano riprese oggi e in modo distorto”. Gli abbiamo rinnovato la stima e chiesto di ripensarci

Dopo l’articolo di oggi del Vaglio, sull’abbandono della Lista Ora, (clicca qui per leggerlo) presentatasi alle scorse Comunali di Benevento, da parte del suo candidato sindaco Antonio Medici, riceviamo e pubblichiamo la lettera della capolista Sandra Sandrucci, con una breve risposta del diretttore Carlo Panella.
Al direttore de Il Vaglio
Egregio direttore,
scrivo per commentare il suo articolo dal titolo “Antonio Medici ha lasciato la sua ‘Ora’. Nessuna reazione dai componenti. La decisione presa per la mancata autocritica nel movimento dopo la sconfitta elettorale e per la struttura organizzativa ipotizzata”.
Permetta che le dica, innanzitutto che si tratta di una titolazione assolutamente fuorviante. Non è vero che i componenti di ORA non hanno reagito e non è vero che Medici ha motivato il suo abbandono per la mancata autocritica dopo la sconfitta elettorale.
Abbiamo purtroppo appreso a mezzo stampa (da NTR24) che Medici aveva lasciato ORA con argomentazioni sorprendenti. Egli sostiene di non aver condiviso nessuna analisi, nessun argomento di discussione e nessuna decisione assunta dopo le elezioni. Tali motivazioni ci hanno sorpreso e addolorato, perché nessuno ha “messo la pistola alla tempia” di Medici per imporre alcunché. Peraltro era proprio lui il coordinatore di ORA che è un Movimento fatto di persone che vengono da esperienze diverse ma proprio questa è la ricchezza che abbiamo sempre riconosciuto. Le discussioni sono state libere e con i tempi necessari ad affrontare le diverse questioni di metodo e contenuto. Non è vero che ORA non ha voluto riconoscere la sconfitta (e come avrebbe potuto) limitandosi ad attribuirla alla compravendita di voti. È un modo riduttivo e scorretto di riportare le diverse ed ampie discussioni che ci sono state a giugno-luglio dello scorso anno e che proprio non si comprende perché vengono riprese oggi e in modo distorto.
Nel corso di una riunione che si è tenuta il 6 marzo abbiamo espresso ad Antonio la meraviglia per la sua decisione e ci siamo sentiti rispondere solo che ORA è un movimento che ha diverse posizioni e lui non riesce a coordinarlo. Avevamo deciso che la discussione sarebbe continuata due giorni dopo ma Medici non è venuto, preferendo stralci di commenti sulla sua bacheca Facebook . Nonostante ciò abbiamo rinnovato ad Antonio, in modi e forme diverse, in riunione e in privato, la stima e la considerazione per le sue capacità, invitandolo a desistere dalla volontà di abbandonare ORA.
Intanto il movimento continua il percorso intrapreso con un coordinamento provvisorio che si è impegnato ad organizzare l’assemblea entro due mesi per approvare lo statuto. Intanto quattro gruppi di lavoro si stanno occupando delle problematiche del Centro Storico, dell’acqua, delle tasse,servizi e finanze e della trasparenza.
Rivendichiamo a Lei e a tutti l’assoluta autonomia del movimento ORA, che non è di Antonio Medici ma di tutti coloro che ne condividono contenuti e finalità.
Alessandra Sandrucci – Capolista della Lista ORA alle ultime elezioni
Gentile avvocato,
la ringraziamo perché ha espresso le sue valutazioni sulla vicenda che è di interesse generale, trattandosi dell’abbandono di un candidato sindaco del movimento di cui ha fatto parte, con un posto di primo piano.
Non entriamo nel merito del suo asserito come non l’abbiamo fatto con quanto scritto da Medici. E cioè sulla sorpresa e sul dolore che la scelta di Medici ha comportato per voi, “non avendogli puntato la pistola alla tempia per imporgli alcunché” o sul fatto che egli avrebbe rivelato in modo riduttivo e scorretto le valutazioni sulla sconfitta elettorale, riprendendole ora in modo scorretto.
Non può che far piacere, peraltro, che contemporaneamente i rapporti siano rimasti buoni e che gli avete rinnovato stima e considerazione, chiedendogli di tornare sulla decisione. Ancor più conforta che il movimento, in questo asfittico panorama politico, si stia strutturando e continuerà la sua azione.
Detto questo, consenta a me di risponderle – per il Vaglio – sulla sua censura alla titolazione del nostro articolo “non rispondente assolutamente al vero” e “fuorviante”. Lo faccio solo per amor di chiarezza e verità e senza seguirla nella prosa così poco dialogante, oltre che immotivata.
1) Fatta salva la notoria necessità che i titoli debbano essere, al tempo stesso, sintetici e interessanti (da qui la semplificazione “sua Ora”), era evidente, fin dalla titolazione, e poi chiaramente specificato nell’articolo del Vaglio, che la mancata risposta all’abbandono di Medici era riferita a una pubblica risposta. Tant’è che, per doverosa cautela, abbiamo pure scritto che i componenti dell’associazione “probabilmente ne avranno parlato tra loro”. E infatti, lei, in questa sua, conferma che ne avete parlato tra voi: solo adesso il senso e il contenuto di tale discussione viene portato in pubblico
2) E’ altresì verissimo che Medici ha motivato il suo abbandono con la mancata autocritica sull’esito elettorale: l’ha scritto e ognuno lo può leggere nel suo blog il cui testo è stato integralmente riportato dal Vaglio.
Distinti saluti.
Carlo Panella

"il vaglio" sulla mia uscita da ORA


da "il vaglio" - articolo apparso il 16 marzo 2012 - link all'articolo


Benevento: Antonio Medici ha lasciato la sua ‘Ora’. Nessuna reazione da parte dei componenti

La decisione presa per la mancata autocritica nel movimento dopo la sconfitta elettorale e per la struttura organizzativa ipotizzata. “Oggi, con rammarico doloroso, mi sento estraneo al gruppo e di intralcio al suo sereno lavoro. Per questo rinuncio a farvi parte per il futuro”


Una settimana fa Antonio Medici ha reso noto il distacco dal movimento “Ora”, acronimo di “Occorre Cambiare Adesso”, messosi in evidenza in vista delle elezioni comunali di Benevento nel maggio 2011. Per tale associazione, Medici capeggiò la lista, come candidato sindaco, ottenendo un risultato (1.135, 2,66%), in termini di suffragi, esito più che decoroso ma non sufficiente, anche se per non molto, a far scattare un seggio alla lista che invece si fermò a 538 voti pari all‘1,30%. Nel frattempo non ci sono state prese di posizione pubbliche del sodalizio al riguardo. Né commenti sul blog. Probabilmente ne avranno discusso tra loro.
Tra le motivazioni scritte da Medici per spiegare il suo gesto, la mancata condivisione da parte degli altri componenti della sconfitta elettorale con una franca autocritica, anziché spiegarla con un presunto afflusso di voti sul vincente Fausto Pepe da ambienti collusi con la criminalità organizzata. Né Medici ha condiviso l’ipotesi di struttura organizzativa da dare al movimento ‘Ora’.
Sarebbe auspicabile che almeno le risultanze di questo dibattito interno siano rese pubbliche, perché la lista Ora ha svolto un ruolo significativo nella citata campagna elettorale, con denunce documentate e proposte interessanti e perché il suo leader che va via, anche a prescindere dal certificante dato numerico dei suffragi ricevuti, non è cosa da poter passare sotto silenzio per il migliaio e più di elettori che hanno creduto nella sua proposta.
Medici sul suo blog ha scritto: “Carissimi amici, sostenitori, elettori e simpatizzanti di Ora, nei mesi succedutisi alle elezioni, alla sconfitta elettorale, non sono riuscito ad integrarmi in alcune discussioni ed a contribuire significativamente alla definizione di una identità per trasformare la lista civile in movimento politico. Oggi, addirittura, con rammarico doloroso, mi sento estraneo al gruppo e di intralcio al suo sereno lavoro. Per questo rinuncio a farvi parte per il futuro.
Nei giorni e nei mesi immediatamente successivi alle elezioni, alla sconfitta elettorale, non ho condiviso l’analisi di chi riteneva la vittoria di Fausto Pepe dipendente dall’acquisto di voti in ambienti collusi con la criminalità organizzata. Non ho condiviso la volontà di non riconoscere la sconfitta e di partire da una serena e feroce autocritica per costruire nuovi spazi di consenso e l’allargamento del gruppo.
Non ho condiviso la prima individuazione ipotesi di struttura organizzativa. Benché abbia lavorato alla predisposizione della bozza di Statuto, non ho condiviso neanche l’idea di formalizzare una struttura organizzativa. Non ho condiviso la discussione su alcuni temi.
Rispetto a tutto ciò, del resto, non ho avuto la forza, ed in taluni casi neanche la voglia, di proporre altre visioni né di orientare i lavori delle riunioni. In questo contesto, però, vi assicuro sono sempre rimasto fedele allo spirito della campagna elettorale: uno spirito di apertura, collaborazione ed integrazione tra esperienze e culture diverse.
Sono rimasto anche sempre leale, non avendo mai, in alcun modo, proposto o assunto posizioni e comportamenti contrastanti o semplicemente diversi da quelli manifestati nelle riunioni.
Pur non essendo mancate occasioni di contatto con esponenti delle coalizioni che abbiamo sfidato in campagna elettorale, non ho mai, in nessun modo, ribadisco, avviato relazioni organiche, sistematiche o di consultazione con costoro.
Contrariamente a ciò che taluni ritengono, infatti, non appartengo alla sinistra radicale, militando, nella vita quotidiana, nel lavoro e con gli amici, nella formazione dell’etica radicale. Con la certezza di incontrarci amichevolmente in altri contesti, vi saluto caramente“.
E’ da dire che rose e fiori non sono state nemmeno per gli altri candidati sconfitti. Rottura c’è stata quasi immediatamente anche tra Raffaele Tibaldi e la dirigenza locale del Pdl. Il candidato del centrodestra ufficiale alle dette elezioni non fa parte del gruppo consiliare berlusconiano a Palazzo Mosti.
L’altra coalizione in lizza quella del “Pit”, con candidato sindaco l’ex democratico Carmine Nardone, e promossa dall’ex pidiellino Pasquale Viespoli, dal leader dell’Udeur Clemente Mastella, da Gennaro Santamaria dell’Udc e da altri, non si è trasformata dopo il voto in un gruppo unico, dividendosi in quattro. Nei mesi seguenti, poi, si è via via sfilacciata e più d’uno dei contraenti iniziali oggi sostiene, pubblicamente, che l’esperienza di tale coalizione si sia già conclusa.

mercoledì 14 marzo 2012

ASIA bilancio 2010

Domani, su istanza di Aldo Damiano, Consigliere Comunale di Lealtà per Benevento (sic!), si terrà un Consiglio Comunale monotematico sull'ASIA.
Questa società strumentale, controllata dal Comune di Benevento, è gestita secondo criteri oscuri e poco chiari sono i suoi conti.
Il Presidente Lonardo ha sempre rifiutato, talora con argomentazioni folcloristiche, di fornire approfondimenti in ordine ai conti della società. Sul sito di quest'ultima i bilanci pubblicati si fermano al 2009.
Ho provveduto a mie spese ad acquisire l'ultimo bilancio approvato (al 31.12.2010) dal sistema informatizzato del Registro delle Imprese (non avendo avuto ricevuto riscontro da alcuni Consiglieri Comunali di opposizione che avevo interpellato via Facebook).
Una discussione seria dovrebbe partire da dati di bilancio aggiornati al 31.12.2011, messi a disposizione dei Consiglieri tutti e dei cittadini in primis. Probabilmente domani, in Consiglio, il Sindaco, Fausto Pepe, ed il Presidente Lonardo, presenteranno delle BOZZE al 31.12.2011 abbellite per l'occasione (tanto le bozze, in sede di assestamento per la chiusura del bilancio possono anche essere stravolte).
Spero e penso di fare cosa gradita ai Consiglieri di maggioranza ed opposizione, ai fini di una discussione che abbia un minimo di riferimento a dati numerici, pubblicando integralmente il bilancio ASIA al 31.12.2010, così come estratto dal Registro delle Imprese.
Buona lettura ed analisi. 
Auguri per domani.





domenica 11 marzo 2012

luminari e prestigiatori



Disinformare può essere un’arte, talora è un servizio, in alcuni casi è un sapiente gioco di prestigio svolto con le parole, altre volte è una drammatica conseguenza dell'inadeguatezza di chi scrive. Non sappiamo se Gazzetta di Benevento rientri in alcuna di tali ipotesi, certamente non siamo innanzi a luminari dell'informazione. 
Gazzetta di Benevento, url: http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato.php?Id=42657 , articolo dal titolo “Al Comune arriva un luminare per esaminare i rilievi mossi dalla Corte dei Conti sui dirigenti assunti negli ultimi tempi” – già nel titolo c’è una grossa imprecisione. Le contestazioni della Corte dei Conti partono dalla prima nomina di Fausto Pepe nel 2006, quella di Angelo Mancini, siamo al 21 giugno 2006, quasi 6 anni fa. Altro che ultimi tempi.
Primo rigo: “Nessuno pensa di sottovalutare i rilievi mossi al Comune di Benevento dalla Corte dei Conti”.
Dodicesimo rigo: “Insomma un esperto chiamato a dare risposte ai rilievi mossi al Comune “
Ventiquattresimo rigo: “Ovviamente non è solo Benevento che si dibatte in queste difficoltà ma tantissimi altri Comuni d'Italia.”
Il giornalista e la testata in ogni occasione fanno intendere che la Corte dei Conti abbia mosso rilievi al Comune di Benevento e che il Sindaco si stia attivando per difendere il Comune, ricorrendo ad un luminare. Il Comune di Benevento non sarebbe il solo ad essere accusato di aver infranto le regole amministrativo-contabili in quanto nelle stesse condizioni si troverebbero “tantissimi altri Comuni d’Italia”.
La realtà è un po' diversa!
La Corte dei Conti accusa il Sindaco Pepe, ed altre 16 persone, tra amministratori e dirigenti, di aver recato danno al Comune di Benevento attraverso la nomina di alcuni dirigenti. Il Danno è quantificato in oltre 2 milioni di euro che dovranno essere risarciti dagli accusati ove fossero ritenuti colpevoli al termine del procedimento.
Il Comune, dunque, non è l’accusato ma il danneggiato. Il Sindaco Pepe chiama il luminare per difendere se stesso contro le accuse mossegli dalla Procura della Corte dei Conti nell’interesse del Comune e dunque dei cittadini.
Una domanda finale: il luminare chi lo paga? Speriamo che con qualche gioco di prestigio l'oneroso consulto non sia fatto ricadere sulla collettività.

lunedì 23 gennaio 2012

senza opposizione




Qualche giorno fa Giancristiano Desiderio, su questo blog (Sanniopress), ha sostenuto che Carmine Nardone non è e non può essere il leader dell’opposizione all’Amministrazione Comunale di Benevento per la sua storia di governo, per i fallimenti della sua Amministrazione provinciale, perché gli è innaturale il ruolo e perché l’innaturale alleanza che ne ha sostenuto la candidatura, se poteva restare unita in caso di vittoria, in nome del Governo, è deflagrata con la sconfitta. Di striscio Giancristiano anche ha scritto che il vero leader dell’opposizione è Nazzareno Orlando, prima di concludere che in realtà del se esista o meno un’opposizione e di chi ne sia il leader non glie ne “fotte” a nessuno di coloro che devono alzarsi la mattina per portare a casa la pagnotta. Ho già avuto modo di accennare una diversa opinione, sulla mia bacheca di Facebook, ma voglio spendere qualche riga in più, perché, da cittadino che si smazza quotidianamente per portare a casa la pagnotta, ritengo non indifferente il ruolo dell’opposizione e perché, nonostante sconfitta la sconfitta elettorale non riesco a spegnere né il cervello né la passione il governo della città (diverso dal potere sulla città).
Il ruolo dell’opposizione, a mio avviso, dovrebbe essere quello di controllo dell’attività amministrativa della Giunta, quello di servizio ai cittadini che non si sentono rappresentati e soddisfatti dalla maggioranza di governo, quello di costruzione di un’alternativa di governo, da realizzarsi anche prima della scadenza naturale della legislatura.
L’attuale opposizione Consiliare alla Giunta Pepe è inadeguata rispetto a tutti questi punti.
L’attività di controllo sulle malefatte della banda Pepe è scarsa ed inefficace. I gruppi di minoranza, infatti, sin qui, si sono dimostrati incapaci persino di ostacolare o impedire l’adozione di atti amministrativi viziati da difetti di legittimità, limitandosi a “parlare” di approssimazione o cinismo degli atti dell’Amministrazione. Approssimazione e cinismo non sono concetti giuridici; un’opposizione competente è in grado anche di impugnare, ricorrere, denunciare, riferendosi alle leggi ed ai regolamenti, mettendo, per questa via, il fiato sul collo degli Amministratori.
L’esistenza di un’attività di servizio dell’attuale minoranza, poi, si esaurisce in qualche occasionale interrogazione, sollecitata magari da un comitato non allineato, o in sporadici e tristi quanto inutili comunicati stampa, sul malcontento dei vigili per le divise, per esempio. In sostanza azioni svolte per dimostrare di aver adempiuto all’input del cittadino arrabbiato piuttosto che orientate ad incalzare gli Amministratori per risolvere sul serio qualche problema; insomma, mero outing per conto di cittadini incazzati e gruppi non ancora fagocitati dall’imperium PD. L’idea di porsi, ad esempio, quali messaggeri di trasparenza, organizzando dirette web del Consiglio Comunale o pubblicando in rete gli atti che l’amministrazione nasconde, manco sfiora le menti degli esponenti dell’opposizione.
Per finire, il ruolo più importante di una minoranza che si sente opposizione  e che vuole costruire un’alternativa dovrebbe essere quello di scavare un solco nel consenso popolare e consiliare della maggioranza, attraverso emendamenti e proposte, attraverso azioni ora di ostruzionismo ora di opportuno sfruttamento delle contraddizioni della maggioranza. Assistiamo, invece, ad una maggioranza si mette in discussione da sola, di divide, polemizza al proprio interno per poi unirsi sotto le insegne del potere e degli affari, senza che l’opposizione riesca a proporre un solo emendamento capace di sfruttare queste debolezze o ad avanzare una proposta che possa alimentare un moto di consenso popolare e politico tale da poter essere approvata o anche bocciata con vergogna dal monocolore di governo. In generale si ha la sensazione che regni nei banchi della minoranza un sentimento di rassegnazione rispetto alla propria inutilità, cui consegue una attività di mera sussistenza: sporadiche lamentele, inutili astensionismi, interventi più o meno coloriti come meri attestati di presenza, vana.
Anche le forze politiche e sociali non rappresentate in Consiglio Comunale non svolgono più azioni incisive di opposizione. Col passare dei mesi, infatti, e lo scemare dell’acredine e del risentimento per le contrapposizioni dure della campagna elettorale, il sindaco è stato capace di (ri)creare alleanze di comodo e (ri)annodare rapporti un po’ lacerati con la scusa della lotta contro comuni nemici. Anche in virtù di questo và riconosciuta al Sindaco una abilità politica pari o superiore alla sua incapacità di governare e di orientare al miglioramento della qualità della vita dei cittadini l’azione della sua Giunta.