venerdì 3 ottobre 2014

LO SCASSACAZZO



È così che mi considerano in molti. È per via della mia (innocua) irascibilità e della mia esperienza politica, conclusasi, e come poteva essere altrimenti, con la trombatura del 2011, quando fui candidato a Sindaco della lista civile ORA, acronimo di Occorre Reagire Adesso.

Uno che guida una lista di giovani e vecchi resistenti, integerrimi idealisti ed anche un po’ moralisti, cos’altro può essere del resto, se non uno scassacazzo.

Anche nel corso dell’anno e mezzo in cui sono stato Amministratore della città, su nomina del Sindaco Pepe, esperienza che di solito casso dal mio curriculum perché depone male, mi sono guadagnato sul campo l’appellativo così poco accattivante. Litigai con Confindustria, con i sindacati, CGIL in testa, con alcuni Assessori, col Presidente della Provincia. In verità non litigai, mi contrapposi fermamente ad alcuni patti perché pensavo, pepe davvero, di poter cambiare se non qualcosa di concreto almeno qualche habitus nell’esercizio dell’azione amministrativa. Me ne andai in buon ordine alla prima occasione, riscontrando un buco nero incolmabile tra il mio essere scassacazzo ed il resto del mondo (politico).

Diciamo la verità gli scassacazzo non li vuole nessuno tra i piedi, danno fastidio, sono scomodi.

Ora io, in fondo in fondo, insieme agli altri ci so stare (perdonatemi questa immodestia), ma avendo guadagnato sul campo l’epiteto suddetto diffidavo della possibilità di poter essere mai coinvolto in una qualsiasi organizzazione che non fosse costituita da me, me medesimo e me stesso.

Sennonché quel personaggio fuori dagli schemi, molto genuino e sincero che è Rino Di Domenico mi ha coinvolto, da oramai tre anni in Confcooperative e ieri, addirittura, ha avuto l’ardire di proporre la mia cooptazione nel Consiglio Provinciale dell’organizzazione, da lui stesso presieduto.

Come si dice in questi casi? Sono onorato, ringrazio chi ha voluto esprimere fiducia ed apprezzamento per me, cercherò di ricambiare, offrendo il massimo di impegno e dedizione.
Si lo dico, anche io. Grazie Rino  e grazie a tutti i componenti del Consiglio Provinciale di Confcooperative per avermi considerato degno.

Vorrei, però, per la prima volta pubblicamente (per il limitato pubblico che leggerà questo post), ringraziare Rino, che osservo con ammirazione, per la sua assoluta libertà da preconcetti e per l’entusiasmo e l’umiltà  con cui si spende per realizzare una concreta apertura partecipata dell’organizzazione che guida.


Non beve vino, questo è un suo grosso limite, che in altre circostanze mi indurrebbe alla diffidenza, e non l’ho mai visto indossare una cravatta. La mia mission in questo Consiglio Provinciale è, dunque, chiara e segnata.